Salvare i rapporti, ma in due

Prima di stremarvi nel salvare un rapporto ponetevi una sola domanda: lo volete in due? Perchè, sia chiaro, non riuscirete mai a salvare un rapporto da soli. Potrete provarci, certo, e tutte le volte che vorrete. Ma da soli non riuscirete nell’impresa. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che ci sono persone che da sole hanno salvato rapporti. Falso. Percezioni distorte. Vi spiego il perchè. C’è sempre, o molto spesso, una delle due persone di un rapporto che si trova più in grado di tenere l’altro. Ci sono persone che sono portate a scappare, magari per ferite, traumi, paure ingestibili, insicurezze. Il più delle volte non è fatto con cattiveria o con mancanza di amore, ma questo sta nella sensibilità e nell’empatia dell’altro riuscire a capirlo. Se l’altro lo capisce vi tiene, in maniera stretta. Più stretta possibile. Perchè se non lo facesse la probabilità più ovvia sarebbe quella di mettere fine a quel rapporto. Bene, a questo punto qualcuno dirà che questa persona è l’unica ad aver salvato il rapporto. Ripeto: falso. Questa persona è semplicemente quella che ha messo i mezzi più giusti, e forse un piccolo sforzo in più. Ma i rapporti si salvano sempre in due. Infatti, riesci a tenere stretta una persona se quest’ultima vuole essere tenuta. Il più delle volte vuole proprio questo, qualcuno che nel momento in cui ti viene da scappare ti sappia tenere. Stringere. Riflettete dunque dopo questo esempio: chi salva il rapporto in questi casi? Entrambi! In questi casi entrambi vogliono tentare ancora una strada insieme, entrambi non vogliono perdersi, entrambi (ma con modi diversi) cercano di esserci.
A me ad esempio è capitato. Essere tenuta intendo. Anche io ho vissuto rapporti in cui la mia tendenza era quella di scappare. Ovviamente non sono sensazioni che controlli, e a spiegarle magari non hanno nemmeno un senso. Però accade. A volte si scappa quando si sta bene, ad esempio. Il che, lo so, sembra quasi un paradosso.
Qualcuno potrebbe obiettare: se stai bene perchè dovresti scappare? Vi sembrerà assurdo, ma la felicità a volte fa paura. Dipende forse dalla vita vissuta, dalle esperienze, dalle ferite e cicatrici che ci portiamo dentro. Più o meno funziona così: quella felicità l’abbiamo cercata da una vita, la troviamo e vorremmo che non finisse mai. Ma… lì cominciano i pensieri, ingestibili: e se finisse? E se starò di nuovo male? Allora a quel punto pensiamo che sia meglio darsela a gambe levate, di corsa! D’altronde, che ne sappiamo noi della felicità? Che conseguenze porta? Dov’è il foglietto illustrativo che ci spiega gli effetti collaterali e indesiderati? Non c’è.
Ma torniamo al nostro discorso: salvare i rapporti. Provateci. Fatelo. Tutte le volte che vi sembra necessario. Tutte le volte che sentite qualcosa in sospeso. Magari un rapporto si chiude, ma solo apparentemente, mentre dentro di voi non del tutto. Ci sono stati problemi, incomprensioni, litigi, discussioni, e chi più ne ha più ne metta. Siete arrivati a pensare che quella potesse essere la persona più sbagliata sulla faccia della terra. Avete sbattuto le mani sul volante ripetendovi “ma chi me l’ha fatto fare?”

E ancora, quante volte avete pensato che incontrare e innamorarvi di quella persona fosse stato l’errore più grande della vostra vita? Capita. La stanchezza, la rabbia, i dubbi portano a pensare e dire di tutto. Siamo umani e siamo fragili. E so che spesso essere fragili non ci piace. Ma forse è proprio quella una delle parti più belle di noi.
E dopo tutto il cielo grigio, la tempesta, la pioggia e la grandine chiunque spera di affacciarsi sul balcone e trovare un arcobaleno. O almeno un raggio di sole. Anche timido. In lotta con le nuvole. Proprio come in lotta lo siete dentro voi stessi. Fermatevi un attimo a pensare: perchè quel rapporto è nato? Avete passato bei momenti? Avete vissuto forti sensazioni? Se la risposta è sì fate bene a volerci riprovare, a voler fare altri tentativi.

Provare emozioni è raro. Il più delle volte ci si sente apatici e annoiati. Un cuore che batte, un sorriso la mattina e uno prima di addormentarvi. E un altro ancora, fisso durante tutta la giornata. L’avete trovato? Non perdetelo. Non cullatevi nel pensiero facile che tanto arriverà qualcun altro a farvi riprovare le stesse sensazioni. Non funziona così. L’amore è qualcosa di raro. Quindi sbracciatevi e mettetevi di buona volontà: come facevano i nostri nonni, che prima di buttare un rapporto ci pensavano tantissimo. Volte su volte. Uno scrittore diceva: “se si tiene a qualcosa, l’ultimo tentativo è sempre il penultimo”.
La conoscete questa scultura?

Si chiama “Amore”, ed è dello scultore Alexander Milov.
Raffigura un uomo e una donna, ormai adulti, che si voltano le spalle, ma il loro bambino interiore vuole soltanto avvicinarsi all’altro e amare.
L’opera rappresenta un conflitto tra un uomo e una donna. La loro interiorità è rappresentata da bambini trasparenti che cercano di toccarsi. Al calare della notte, i bambini si illuminano all’interno della scultura. Questo brillare è un simbolo di purezza e sincerità, e rappresenta la possibilità delle persone di riavvicinarsi e unirsi dopo un periodo buio.
L’opera rappresenta un vero e proprio inno all’amore che abbiamo dentro di noi ma che spesso per varie ragioni rimane intrappolato e inespresso. I due personaggi adulti vengono rappresentati come chiusi in se stessi attraverso la simbologia della grata. Grazie alla luce il loro bambino interiore e l’amore cercano di riemergere, i due bambini tendono le mani per ritrovarsi e ricongiungersi.
L’artista coglie il lato più vero e fragile dell’amore: la chiusura, il distacco.
Da un lato viene rappresentato il conflitto, che elimina ogni forma di contatto e dialogo; dall’altro due bambini, letteralmente chiusi nel corpo degli adulti, tendono le loro mani l’uno verso l’altro, in cerca di un contatto.

Provate. Tentate. Parlate, guardatevi. Fidatevi degli occhi, quelli non sbagliano mai. Se scappa un sorriso, vuol dire che siete ancora in tempo. Se vi riconoscete, vuol dire che non vi siete mai persi.
Attenzione però: ponetevi dei limiti. E qui ritorniamo al discorso iniziale. Dovete ragionare in due, non da soli. Che significa? Che tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora dovete volerlo in due. Se questo non accade, fermatevi. E per consiglio, non impiegate mesi e mesi a logorarvi. Non serve. La vostra maturità e la vostra forza si trovano anche in questo: capire quando è il momento di andare via.
Le esperienze di vita passate ci devono servire, altrimenti la vita non ci avrà insegnato niente e noi non avremmo imparato nulla. Per questo dovete essere forti, stavolta ancora più forti delle altre volte. Fate il massimo per recuperare un rapporto. Fatelo perchè domani possiate guardarvi allo specchio e sentirvi sicuri di aver fatto il possibile. Non preoccupatevi di perdere l’orgoglio, e lasciate stare il giudizio degli altri.
L’amore è una cosa troppo preziosa e delicata per lasciarlo andare per vocaboli che in amore non servono.
Provate fino all’ultimo. Voi nell’amore che avete provato ci credete? Per voi è stato importante? Provate, allora, a salvare quel rapporto.
Urlatelo, ditelo, scrivetelo. Scegliete voi la forma che più vi si addice. E poi guardate l’altro: c’è? Se la risposta è sì, provate ad uscire insieme dalle macerie nelle quali vi siete cacciati da soli con quel grande casino che si chiama “Amore“. Magari non funzionerà di nuovo, magari durerete due giorni o tre. Non importa. Non vi porterete rimpianti e avrete sempre scommesso e lottato per amore. Ricordatevi che gli amori facili non esistono. Ricordatevi che l’amore più è complicato, più ti batti per esso, più è vero. I momenti bui a volte servono, si esce da essi diversi e si è pronti a riiniziare daccapo. Senza colpe e rancori.
Ma se l’altro non c’è allora non affannatevi, non incolpatevi, non logoratevi. Da una parte l’amore è finito. Non accettate nessun’altra spiegazione. Perchè, ricordatelo, finché c’è amore si lotta. Dunque l’amore da una parte è finito. Non è la vostra parte e questo fa male. Non fa nulla, il dolore insegna e fortifica. Ma non potete costringere qualcuno ad amarvi, mai. E voi meritate altro. Magari questo dolore serve ed ha un motivo. Magari per voi c’è altro che vi attende. Perciò non restate fermi al gelo davanti ad una porta che non apre. Prendete la vostra valigia, guardate avanti e non voltatevi più.
Il domani, per voi, è tutto da scrivere.

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