L’autunno come stato d’animo

Nietzsche diceva: “Penso che l’autunno sia più uno stato d’animo, che una stagione”, ed è da qui che parte la mia riflessione di oggi.

Siamo ormai dentro la stagione dell’autunno e, benché tra Nord e Sud in questi giorni ci siano delle sostanziali differenze climatiche, perfino in quelle città dove ancora c’è un clima fortemente estivo l’autunno si fa sentire. Magari lui in queste città più calde sta provando a nascondersi: il sole forte, l’assenza delle piogge, il cielo sereno, la mancanza delle nuvole grigie. Forse non tutti abbiamo ancora indossato i primi maglioni comodi, quelli che tendono a farci sentire un po’ protetti, spesso molto larghi, quasi che potremmo nasconderci dentro.
Eppure, anche se non si respira l’aria fresca e frizzante, anche se molti di noi sono ancora con le maniche corte, l’autunno c’è. Ed è dentro di noi. È uno stato d’animo.

L’autunno è un periodo che porta con sé riflessione, malinconia, a tratti anche nostalgia.
Abbiamo la tendenza a riflettere poco sulle stagioni intermedie, autunno e primavera, e a considerare quelle principali, inverno ed estate, come quelle maestre. Le vediamo come le due stagioni forti, le due stagioni che dividono l’anno. Come se quest’ultimo fosse fatto per metà dall’inverno e per metà dall’estate. E le altre due stagioni, piccoline, come se fossero lì solo per dare un attimo di pausa prima di entrare in una delle due grandi stagioni. Eppure non è così, le due stagioni dell’intermezzo hanno un’importanza fondamentale. Sono entrambe due stagioni di rinascita. Solo che la primavera porta con sé una rinascita allegra e gioiosa, una rinascita piena di energia, come quando la mattina ti svegli dopo aver dormito tutta la notte. Sì, hai un attimo di stordimento, però poi sei pronto per iniziare la giornata. Ecco la primavera è così. Dopo il freddo, dopo un periodo carico e pesante è come se arrivasse per un attimo un momento più leggero.
Invece l’autunno è una stagione malinconica e nostalgica. Però viene vista solo come questo, ma in realtà è molto altro. È molto di più. Anche l’autunno è una stagione di rinascita, una stagione che può essere vista in chiave positiva.
L’autunno ha una magia di colori, una magia di giochi della natura, unica. Anche se a tutto questo oggi, con la vita frenetica che facciamo e con l’importanza che diamo alle cose materiali, sembriamo non accorgercene nemmeno. Eppure, se ci fermassimo solo un attimo ad osservare la natura potremmo, probabilmente, anche riconoscerci in essa.

In autunno, se ci prendessimo del tempo per camminare, potremmo imbatterci in tappeti di foglie. Questa è la prima metafora, la prima cosa che dovremmo attenzionare. Le foglie che cadono vengono viste come qualcosa di morto, che cade via. In realtà c’è di più. Le foglie che cadono rappresentano le cose che inevitabilmente dobbiamo lasciare andare, le cose che non possono più stare con noi, che non dobbiamo più tenere. Anche se a volte vorremmo metterci noi controvento per cercare di tenerle. Quante volte nella vita ci capita di tenere qualcosa non perché ci fa felici, non perché è quello di cui abbiamo bisogno, ma semplicemente per abitudine o per paura? La paura del salto nel vuoto. Perché, lasciando andare qualcosa, non sappiamo con cosa ci ritroveremo. Magari con niente, o magari con qualcosa di più bello che ci sta aspettando e che non può entrare nella nostra vita perché noi stiamo occupando quel posto con qualcosa che non ci appartiene più. Ad esempio i rapporti sbagliati. Rapporti che non ci fanno bene, che forse nemmeno ci piacciono più, che non hanno più neanche un significato.
E ancora, un lavoro che ci rende frustrati, una casa che non ci fa sentire “a casa”, una città che non ci fa stare bene, che non ci fa respirare. A volte è come se restassimo incastrati nelle situazioni, come se ci volessimo far del male da soli. Incolpiamo la vita per le situazioni sbagliate che ci accadono, ma quante volte quelle situazioni sbagliate siamo noi ad alimentarle e a tenerle in piedi? Come le foglie, impariamo a lasciare andare. E se all’inizio avremo la sensazione di essere rimasti senza nulla, dobbiamo semplicemente aspettare che germoglino nuove foglie. Che per l’uomo potrebbero rappresentare nuovi incontri, nuove opportunità, nuove situazioni.

L’autunno dovrebbe essere visto come un nuovo inizio: le foglie cadono, si tagliano i rami secchi e si riparte, da se stessi. È un momento di rinascita. Un momento in cui si fanno grandi riflessioni, si traccia un bilancio delle nostre azioni. In realtà è questo il momento in cui si fa un vero bilancio dell’anno che è appena passato, che non coincide con dicembre, ma con la fine dell’estate e con l’entrata dell’autunno. Raccogliamo quello che abbiamo seminato durante l’anno e, se abbiamo seminato bene, siamo contenti. Se invece quello che abbiamo seminato non ci piace, se guardandoci indietro non siamo soddisfatti, allora dobbiamo cambiare qualcosa. Faremo nuovi propositi e impareremo a prenderci cura di noi stessi.

L’autunno è una stagione che inevitabilmente ci fa guardare indietro, ci fa vedere cosa stiamo lasciando. E quando dobbiamo lasciare qualcosa abbiamo sempre una sorta di tristezza. Però, in realtà, questo sguardo al passato, questa tristezza, può darci la cosa più importante di tutte: l’esperienza.
Di solito siamo portati a guardare le situazioni precedenti che ci hanno fatto male, o che non si sono concluse come volevamo, con due diversi stati d’animo. Uno è quello della rabbia, quando abbiamo forti rancori e sentimenti rabbiosi. L’altro è quello della chiusura, quando una situazione ci ha fatto così male che facciamo finta di non vederla più. Perché non siamo pronti a guardarla davvero e a trarre da essa l’insegnamento che vorrebbe lasciarci.
Invece dovremmo imparare a trarre solo il positivo dalle situazioni che ci hanno fatto male. Esperienza. E può servirci, per provare a fare andare meglio le situazioni che verranno. Può servirci a farci capire cosa abbiamo sbagliato, cosa avremmo potuto fare meglio. Dovremmo imparare ad accettare che, per quanto ci abbia ferito, quel dolore ci ha fortificati.

L’autunno è una stagione molto silenziosa. Alcuni cercano di riempire questo silenzio a tutti i costi, quasi che non vogliamo ascoltarlo e ascoltarsi. Invece il silenzio non va per forza riempito, a volte il silenzio va semplicemente vissuto.
Magari potremmo imparare a sederci accanto ad un albero, forse ci renderemmo conto di quante cose ci può insegnare. Gli alberi ci insegnano il vero senso del cambiamento: lasciare andare quello che non serve più, le foglie e i rami, ma rimanere chi siamo, nei nostri valori, nei nostri tratti principali, nei nostri sogni, nei nostri affetti più cari e nei nostri amori più veri. Ciò che siamo è simboleggiato dalle radici, che non vengono sradicate dall’albero.

Anche i colori sono importanti durante l’autunno. Sono, per la maggior parte, colori molto caldi. Come le tonalità del marrone, o le variazioni brillanti del verde. Sono tutte tonalità che ci fanno pensare alla terra. Ed è appunto sul concetto di terra e radici quello su cui dovremmo soffermarci. Anche se molti vedono nell’autunno solo un tempo di freddo e tristezza, esso in realtà può essere anche simbolo di calore. Un calore che significa imparare ad abbracciare anche quando non sembra il tempo giusto. Un calore che significa imparare a vedere il sole anche quando non è la sua stagione.

L’autunno è un tempo particolare. È un tempo in cui dobbiamo imparare a fare i conti con quello che speravamo ci lasciasse l’estate, e invece non l’ha fatto. L’estate spesso ci lascia dei buoni propositi, essa è forse la vera fine dell’anno e il vero inizio dell’anno nuovo. Quanti buoni propositi facciamo per settembre? Quanti programmi? Quanti nuovi inizi sperati? Poi settembre arriva, e forse non siamo ancora pronti per concretizzarli. Forse ci siamo imposti un tempo troppo preciso per fare accadere troppe cose. Il problema è che il tempo preciso non esiste. Forse a volte abbiamo bisogno di più tempo. E, il fatto che abbiamo paura a prendercelo questo tempo, il fatto che pensiamo di non meritarcelo dovrebbe farci capire che a volte siamo noi a remare contro noi stessi. Allora l’autunno è quel periodo intermezzo che ti sta dicendo “c’è ancora tempo. Ti aspetto prima dell’inverno. Ti faccio da ponte con esso. Tu prenditi il tuo tempo. Prova a realizzarli i progetti che ti eri messo in testa, i programmi che avevi fatto. Impara anche ad essere flessibile però, a non colpevolizzarti e a non rimproverarti se non riesci a rispettare tutte le scadenze. Impara a viverlo il tempo, ma a non comandarlo. Perché il tempo non lo puoi comandare.” Ecco, se il tempo potesse parlarci sono certa che ci direbbe esattamente questo.
L’autunno è quella stagione nella quale sembra che il tempo rallenti. E questa lentezza del tempo va vissuta. È un periodo introverso. Un periodo in cui bisogna prendersi un po’ di tempo per sé. Chiudere gli occhi e provare a sentire l’aria. Non soltanto a respirarla, ma ad ascoltarla. A sentire il rumore del vento, a sentire il tempo del cambiamento e, chissà dove ci porterà.

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