Lo sport ti salva

Lo sport ti salva. Ecco tutto.
Non è per tutti uguale e, forse, non è nemmeno per tutti. Però intanto lui se bussi ti risponde sempre. Se vuoi conoscerlo lo trovi pronto. Lui c’è, e se impari a capirlo, se scopri tutto quello che può darti, e se comprendi quale delle sue mille sfaccettature può essere quella adatta a te, allora sei salvo.

Quando dico che lo sport, forse, non è nemmeno per tutti lo penso davvero. Questo perché lo sport, qualunque esso sia, per essere sport nella vera forma, nell’essenza più vera del termine, ti deve entrare dentro.
Lo sport non può essere qualcosa che fai soltanto per la forma fisica. Lo sport non può essere solo qualcosa che fai quando sei a dieta. Lo sport non può essere fissazione per un particolare addominale scolpito e basta. Oggi si sente dire spesso tutto questo. Ma quello non è il senso vero dello sport. Lo sport è vero quando ti dà di più.

Ci sono delle storie fantastiche legate allo sport. È un po’ di tempo che, in base alla mia esperienza, ho voluto sentirne tante altre. Per capire se ci fossero storie simili. Per capire se fosse stato possibile trovare negli altri la stessa cosa che era successa a me e se le storie degli altri avrebbero potuto darmi degli spunti per scrivere di più. Così è successo.

Ho sentito di persone che sono state salvate dallo sport. Forse anche io sono una di quelle. Quando dico che lo sport ti salva non intendo aumentare il valore della frase o non dargli il giusto peso, ma intendo esattamente quello che dico. Che ti salva. Che ti trascina via da quei periodi in cui non vedi la luce. Che ti tira via da quei periodi in cui sei fermo. Che ti aiuta a vedere una soluzione laddove tu non riesci a vederla. Che ti aiuta a buttare fuori un po’ di tutto quello che hai dentro e che forse, per il periodo o per il carattere, non riesci a fare uscire.
Lo sport può anche aiutarti a conoscerti. Ti mostra una persona che non credevi di essere. Ti aiuta anche a superare i tuoi limiti e ti spinge ad un punto massimo in cui non credevi minimamente di potere arrivare.

Poi c’è tutto il contorno, che è piccolo ma altrettanto importante: conoscere persone nuove, regalarti ore di leggerezza e di spensieratezza.
Lo sport può anche insegnarti metodi che poi puoi applicare nella vita di tutti i giorni, come gestire meglio i problemi e i pensieri. Ma c’è anche altro. Ti toglie vizi sbagliati. Molta gente, grazie allo sport, sfogandosi, ha smesso di fumare, di mangiarsi le unghie, è riuscita a superare problemi alimentari o quelli legati all’alcool. E molto altro.

C’è, poi, una cosa fondamentale, che riguarda chi ti può insegnare lo sport. Perché, anche se puoi essere un autodidatta, per comprendere appieno una disciplina, quella che scegli, quella che incontri sul tuo cammino, quella che ti incuriosisce, quella che ti sembra adatta a te, scegli una guida. E questa cosa è fondamentale. Perché se non entri in empatia con il tuo insegnante, se non è una persona che stimi, se non è qualcuno che ti trasmette qualcosa il lavoro vale nulla. Non deve essere una persona che temi, con cui stai in soggezione. Deve essere una persona che senti al pari di te, ma anche una persona che quando la guardi pensi “ho da apprendere da te”.

Io credo che senza lo sport non sarei neanche dove sono. Probabilmente non sarei nemmeno chi sono. È tatuato sulla mia pelle e, soprattutto, dentro di me.
Come sempre, come le cose più importanti, non riusciamo mai a parlarne facilmente, né a fare capire la reale importanza che hanno per noi. Se ci riflettiamo, e non so se questa sia una cosa che riguarda tutti o soltanto i caratteri più introversi, siamo portati a parlare più facilmente di cose semplici e meno importanti. Mentre quando si tratta di parlare delle parti più vere di noi scappiamo a gambe levate. Anche se, forse, non c’è nemmeno bisogno di raccontarle. Perché sono quelle cose nostre, che bastano a noi stessi, e che non sentiamo nemmeno l’esigenza che gli altri le sappiano. Però la vita mi ha insegnato una cosa importante: le nostre storie possono aiutare gli altri. A volte possiamo fungere davvero da esempio e da spunto.

Ho conosciuto tante storie. Ho conosciuto tante persone. Le ho ascoltate. E sono come me.
Io senza lo sport non sarei chi sono. E quando mi sento smarrita, quando mi dimentico ancora una volta chi sono lui c’è.
Sì, ho la scrittura. Però la scrittura è un’arte. Astratta. E come tutte le arti astratte non è sempre a tua disposizione. Chi scrive è una sorta di artista. Ha bisogno della creatività. È come un pittore, che a volte non riesce a dipingere e va in crisi. Cosi anche chi scrive. Nei momenti di smarrimento perfino la scrittura può non aiutarti. Ci sono i famosi blocchi dello scrittore, i periodi no, i momenti in cui ti manca l’ispirazione. Molte volte scrivere è una fatica perché poi, come tutti i lavori mentali, è al pari o ancora più stancante di quelli fisici e manuali. Ecco, quando io ho questi momenti, l’unica cosa che mi salva, l’unica che mi aiuta a ricominciare dal punto in cui ho interrotto, è lo sport.

Io mi ricordo benissimo chi ero prima di adesso. Quando rivedo me stessa, nel mio passato, a volte vedo una persona che non riconosco, una persona che mi è difficile accettare che sia un’altra parte di me. Non so dire se io sia tutte e due ed una parte non mi va di guardarla perché mi fa soffrire. Oppure se sono soltanto quella di adesso e guardare quella di prima non mi fa stare bene perché la vedo un’estranea. Questo riguarda tantissime cose, tanti momenti affrontati nella vita. E riguarda anche lo sport. Perché io sono cresciuta con uno sport che pensavo essere il mio. La danza. Che ha fatto parte della mia vita per tantissimi anni. Ed era la cosa più importante che avessi.
Ricordo quando ero a scuola, non riuscivo a seguire molto le lezioni. Perché guardavo l’orologio e non vedevo l’ora che fosse l’ora di andare a danza. Ricordo che, se tutti il pomeriggio desideravano riunirsi, io volevo andare a danza. Ricordo la prima volta che ho preso un aereo. La prima volta che ho fatto un viaggio dedicato alla danza. E mi sentivo importante, perché mi sembrava un passo in più per potermelo ritrovare nel mio futuro. Per quello sport, che pensavo fosse cucito su misura per me, ho fatto un sacco di sacrifici. Ho sacrificato tempo, denaro, energie, rapporti umani. Ed ho fatto delle cose che, guardandomi indietro, mi vedo un po’ folle. Anche perché mi rendo conto che ero molto piccola. E quindi guardare quella bambina, quella ragazzina, fare quelle follie per quello sport che amava, mi fa sorridere ma mi fa anche notare quanta forza aveva già quella ragazzina, anche senza la consapevolezza di adesso. Quello sport mi ha fatto bene ma mi ha fatto anche molto soffrire. Perché per portarlo avanti dovevo sempre lottare contro tutti, perché le persone più importanti della mia vita non lo vedevano bene e allora era una continua lotta. Ad un certo punto arriva all’improvviso un colpo della vita. E li devi scegliere. Capisci che devi smettere, che non può andare, che hai altre responsabilità, che non puoi più farlo. E chiudi. Chiudi definitivamente perchè, quando una cosa ha un’importanza grande ed è un pezzo fondamentale di te, non puoi tenerlo “tanto per”, come se fosse una cosa qualunque. Ti farebbe più male. Capisci che devi fermarti. Appendi le scarpe al chiodo, come un calciatore.
Cosa succede in questi casi? Mentre chi non ha mai fatto sport, o ne ha fatto poco, se smette non si accorge della differenza, chi ha sempre fatto sport subisce un trauma. Sia al corpo che alla mente. Io ricordo benissimo il mio trauma perché, tra i tanti sintomi, non riuscivo più a ballare. Ricordo che andavo alle feste di compleanno e stavo immobile. Ricordo che non andavo in discoteca. E soprattutto ricordo che non appena c’era la musica scappavo a gambe levate. Ricordo che la cosa che mi faceva soffrire di più, ieri come oggi, erano quelli che volevano che superassi questo trauma per forza. E negli anni è successo spesso. La gente si sente padrona della vita degli altri. Ci sono quelli che per forza ti devono buttare in pista o trascinarti a ballare. Ecco queste sono le persone peggiori. Quelle che, senza nessun criterio, e senza conoscerti a sufficienza, vogliono trasformare il tuo percorso. Che invece devi capire e affrontare da solo.

La prima volta, e forse anche l’unica, che sono riuscita a muovere un passo è stato qualche anno fa con quello che per me è stato un amore importante. Ricordo che anche lui non muoveva un passo e non ballava mai, e questa cosa mi consolava perché sapevo che non mi avrebbe mai portata a ballare né mi avrebbe spinta. Anche se, probabilmente, non l’avrebbe fatto ugualmente. Ricordo che, dopo un periodo difficile tra noi, c’eravamo ritrovati da poco, e fece una piccola follia. Nemmeno pensò al fatto che io non ballassi più e, in maniera del tutto spontanea, mise sul cellulare una canzone mentre eravamo in una piazza. Lui, un uomo tutto d’un pezzo, mentre la gente passava e ci guardava, mi disse “balli con me?”
Nonostante un lento non ci voglia granché per ballarlo, e si trattasse di un semplice dondolio, per me fu comunque molto emozionante.

Dopo questo trauma del passato io pensavo che non ci potesse essere più uno sport per me. Poi, quando il corpo comincia a cambiare e la mente anche, e cominci a stare male, decidi di provare. Allora ricordo che provai mille palestre e mille sale ma non mi piaceva nulla. Mi annoiavo, o non mi sentivo a mio agio. Poi, quando avevo dato tutto per perso, un giorno sono arrivata in una palestra, ho visto un’insegnante, ho provato una nuova disciplina. Ho visto un sacco e dei guanti e lì ho sentito qualcosa. Ricordo quest’insegnante, con gli occhi che parlavano. Che poi negli anni avrei scoperto essere molto simile a me: non parla tanto, non abbraccia molto. Però ti parla con gli occhi. Ha gli occhi buoni. Sorride anche quando non se ne accorge. Nonostante fosse qualcuno con cui chiacchieravo poco, in realtà ci chiacchiero poco anche oggi, è stata una persona che a me ha dato tantissimo. Ci sono voluti un paio di anni prima che riuscissi a dirglielo, è un’abitudine recente. Perché poi ad un certo punto capisci che nella vita il tempo non è ai nostri comodi, e che se sentiamo di dover dire qualcosa a qualcuno non dobbiamo rimandare, dobbiamo dirglielo.

Io ricordo che, essendo una di quelle ragazze molto introverse, all’inizio non pensavo mai di riuscire a colpire quel sacco neanche con un mignolo. Per questo mi mettevo sempre in ultima fila, e forse lo ricorda anche lei. Ricordo molto imbarazzo e molto impaccio. Però col tempo la cosa che mi colpiva era la voglia di andare, di non saltare una lezione. Stavo riprovando quelle sensazioni del passato ma in maniera molto più forte. Lì ho cominciato a sentirmi davvero me stessa.
All’inizio non riuscivo a colpire quel sacco in maniera precisa e con la giusta intenzione. Avrei voluto ma non ci riuscivo. Dopo qualche mese o settimana, la mia insegnante vedendomi sempre in disparte e in silenzio mi disse: “Se tu vuoi riuscire a fare questa cosa devi immaginarti che questo sacco sia qualcuno che ti ha fatto stare male, o il tuo problema della giornata, o quello che in questo momento non sta andando nella tua vita. Tu cosa faresti con questa persona? La prenderesti a pugni. Ma nella vita normale non puoi farlo, perché ti arrestano e perché la violenza non si usa, però qui puoi farlo“.
Quel giorno mi ha cambiato la vita. Forse lei nemmeno lo ricorda, perché un’insegnante ha tanti alunni e ne vede tanti tutti i giorni di tutti gli anni. Io, da quel giorno, tutte le volte che sono entrata in sala, ho scaricato le mie giornate, i miei pesi del passato, del presente e le preoccupazioni del futuro. Da quel momento tutto è andato in avanti e io mi sono ritrovata in prima fila, messa al centro, senza sbagliare nulla e vivendomi tutto al massimo delle mie forze. Poi lei è riuscita a fare un miracolo in più perché è riuscita ad avvicinarmi a tutto quello che prima in palestra mi annoiava. Lei è riuscita a costruirmi un percorso mio, a farmi capire tutto quello che potevo fare, a sfidare me stessa e a poter fare sempre di più.

Davvero lo sport ti può salvare. Non dico che da quando ho scoperto lo sport non ho più avuto periodi no, periodi pesanti e periodi brutti. Ne ho avuti molti. Ma la differenza è stata nel come affrontarli. Ogni volta che sono arrivata in quella sala sono uscita diversa da come ero entrata. I problemi li ho sentiti un po’ più leggeri. Forse ho pensato che avrei potuto sistemare le cose o che tutto sarebbe andato meglio, prima o poi. Lo sport ti insegna che non hai limiti. E che, se li hai, non è una vergogna, non è un problema. Ti devi dare tempo. E li devi anche accettare, i tuoi limiti. Perché siamo umani. Ti insegna che se una cosa non ti fa stare bene non la devi fare. Ti insegna che devi imparare a conoscerti.

Finchè lo sport lo vedi solo come qualcosa che devi fare, quasi come se fosse una medicina, non ti aiuterà. Non ti aiuterà se imposto da qualcuno. Non ti aiuterà se devi incarnare il sogno in cui qualcuno non è riuscito. Non ti aiuterà se non te lo senti cucito addosso. Non ti aiuterà se deve essere una fatica andarci. Non ti aiuterà se non vedi l’ora che finisca o se ti senti a disagio. Non ti aiuterà se non ti senti a Casa.

Lo sport ti può salvare. Tutte le volte che in passato sei crollato, che hai avuto momenti bui, che hai preso direzioni sbagliate, oggi che c’è lo sport, oggi che hai imparato a farlo essere parte della tua vita, impari che appena stai prendendo la strada sbagliata, appena stai reagendo nel modo errato ai problemi, lui ti dice: “Sono qui per te. Prenditela con me, ma non con te stessa. Non farti più male.”

Grazie a Marianna Camelia per le foto. Abbiamo imparato a volerci bene parlando di sport.

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