Il nostro tempo giusto

Credo che ci sia un tempo giusto, nella vita, anche per le persone che incontri.
Lo capisci con l’età, quando scopri il potere che hai in una scelta e quello che non hai quando sceglie la vita. La differenza è una linea sottilissima, pericolosamente invisibile, ma c’è. Se sai guardare oltre, se sai fare caso alle piccole e minuscole cose della vita, te ne accorgi. Come quando incontri qualcuno e ti disperi chiedendoti: perché non l’ho incontrato prima? Quante cose belle ci saremmo detti? Quante cose belle avremmo fatto? Come sarebbe stato bello incontrarlo prima, quando nei rapporti umani ci credevi di più, ci mettevi tutta te stessa. Quando non eri ancora tanto cinica e disillusa, provata dagli eventi del mondo intero e dai tuoi. Quanto sarebbe stato bello incontrarlo prima, quando non avevi ancora quest’ambizione al lavoro. Questo puntare alla carriera che ti rende appagata ma che ti fa volare le giornate senza goderti il resto. Chissà quante birre avremmo bevuto quando eri ancora in perfetta salute, quando potevi sfidare lattine e patatine senza pensarci due volte. Chissà quanti viaggi avremmo potuto fare quando non dovevi dare troppi preavvisi, troppi impegni da non poter rimandare, troppe cose da fare adesso. Chissà. Quanti chissà pensati in quest’ultimo anno e mezzo in cui ci sei. Chissà come sarebbe andata se ci fossi stato prima: me lo sono chiesto spesso. Forse mi avresti impedito di prendere decisioni sbagliate, di non avere il coraggio di tentare strade, di chiudere rapporti, iniziarne altri. Forse mi avresti insegnato molte più cose e io altrettante a te. Forse anche io avrei potuto salvarti da rapporti sbagliati, decisioni da prendere e scelte da fare. Poi, quando i chissà stavano per sommergermi, ho capito: ci sei e ci siamo adesso perché era questo il nostro tempo giusto. Era quello il momento che dovevamo trovarci e ritrovarci. Perché? Forse perché è adesso che abbiamo l’assoluta maturità di dare il giusto peso l’uno all’altra. Forse perché tutto quello che è successo prima ci ha fatto diventare chi siamo oggi e solo chi siamo combacia bene a vicenda. E poi potrei continuare all’infinito. Perché le risposte se vogliamo vederle ci sono e vale sempre la pena di provare a vedere il lato buono anziché quello negativo. Tu ci sei ed io ne sono felice. Questo conta. Ed è bello non dover pretendere nulla l’uno dall’altra. Poter essere esattamente se stessi come forse non lo siamo stati mai. Non devo vestire abiti diversi, non devo cercare la risposta giusta da darti e non devo fingere di fare qualcosa che non mi va. Ed è incredibile, un po’ per i miei ritmi di vita un po’ per la pandemia, quanto semplice sia stato il nostro rapporto in questo anno e mezzo. L’origine delle piccole cose, delle dimostrazioni minime. So che ci sei e questo mi rende serena. So che posso contare su di te se ho un problema e lo so davvero. So che un giorno potrò chiederti aiuto e so che non me lo farai pesare. Non è ancora successo, non per cose gravi almeno. Me la sono sempre cavata ma per la prima volta comincio a pensare di non dover essere per forza invincibile e di poter bussare alla tua porta. So che se un giorno lo dovessi fare, e poi non dovessimo sentirci più, non me lo rinfaccerai. So che avrai sempre rispetto delle cose che ti ho detto e di quelle che hai solo intuito. Non ti guardo con occhi diffidenti, non ho paura di quello che sarà e di dove finiremo. Ci sei e mi sta bene questo. Non ho la certezza che ci saremo sempre. Ma so per certo che, se non dovessimo sentirci più non sarà mai per una mancanza di rispetto, per un tradimento, per un voltarsi le spalle. Potrà allontanarci la vita, il lavoro, l’arrivo dell’amore, i problemi. Ma so che quando ci rincontreremo saremo sempre gli stessi, solo un po’ più grandi di dove ci siamo persi. Lo so perchè non guardo come sei con me ma come sei con gli altri. Guardo chi sei quando non sai che ti sto guardando. Ti ho scelto volutamente quando la vita ci ha ridato l’opportunità. Ed anche se in quel periodo non ho scelto nessun altro con te è stato eccezione. Ho scelto di tenerti con me, di farti posto e di mostrarti squarci del mio mondo. Non ho avuto paura che saresti scappato, sentivo che non lo avresti fatto. Non ho avuto paura di non andarti bene, sapevo che mi avresti accettata. Anche se ti ho dedicato poco tempo, a volte poche parole e molti silenzi. Sapevo che saresti restato, che avresti visto in me qualcosa che raramente si vede. Ti ho scelto non per come sei con me ma con il mondo. Per come sei stato con l’amore, per come sei con gli amici, per come parli del mondo e del prossimo. Resta, perché resto anche io.

Quei libri

Quella libreria era lì, davanti a me, che chiedeva solo di essere aperta, sfogliata. In quel mobile a vetri loro, i libri, si nascondevano, apparendo a tratti.

Mi assomigliavano, nel desiderio della riservatezza, nella protezione delle cose personali, nel bisogno di stare al sicuro, al riparo. Erano messi lì, visibili e non visibili, immobili, ad aspettare che le mani giuste li sfiorassero appena. Per lasciarsi tenere, conoscere, scoprire, sfogliare, solo dalle mani giuste.

Li avevo visti lì tante volte, erano sempre stati lì. In quella casa così grande gli avventori, arrivisti, egoisti, spietati, si guardavano intorno con aria avida. Nella loro ricerca del più costoso, raffinato, ricco e promettente oggetto io guardavo lei. Quella libreria, camuffata da vetrina, chiusa a chiave. Chi aveva lasciato quei libri doveva pensarla come me, altrimenti non li avrebbe protetti così tanto come il più prezioso dei tesori.

Eppure ero passata tante volte davanti a loro, mi ero seduta così spesso su quel divano, avevo gironzolato così tanto per quella stanza. Perché non avevo mai avuto l’istinto di girare la chiave, aprire il mobile e salvare quei libri dall’apparente solitudine e dal tanto criticato silenzio? Perché non ero pronta, a prendermi la responsabilità di togliere qualcosa dal suo posto sicuro, dal suo luogo riparato, dalla dimensione che avevano scelto.

Me le ricordo le critiche di chi avrebbe voluto spostarli, trovargli il posto migliore o peggiore, secondo proprio gusto. Il gusto di chi? Perché arruolarsi il diritto di giudicare cos’è meglio per gli altri, che non siamo noi? Il custode doveva essersi battuto molto. Sì, ora ricordo le grandi discussioni per lasciare quei libri lì.

Eppure io avrei potuto prenderli, solo io. Ricordo anche questo. Ricordo quando mi dicevi che quei libri erano miei, anche quando non avevo l’altezza nemmeno per sbirciare il primo ripiano. Li conservavi per me, avevi già capito che li avrei trattati bene, protetti, usati per cause nobili, come la necessità di evadere o trarre ispirazione o riflettere o trovare risposte. Mentre tutti mi deridevano, pensando che tu mi avessi destinato la cosa di minor valore, noi seppur distanti ci capivamo.

Io ero più ricca di loro. Ero più in pace. Io, a differenza loro, ero alla ricerca solo di lealtà, rispetto, serenità. Mentre loro contavano affannati gli spiccioli. Che grande pena l’essere umano, davanti al denaro. Ebbene, è arrivato il momento di portarli con me, di regalare loro una nuova casa, un nuovo porto sicuro. Adesso so che gli piacerà, che ci capiremo, che staremo bene. Sono pronta a girare la chiave, ad aprire la vetrina. A tenerli in mano con dolcezza, a sfogliarli con delicatezza, rispetto. Ci sarà tanto valore con me domani, il vostro.

Senza la maschera

Parlo poco e scrivo tanto.
Ho abitato in tanti cuori ma non ho mai trovato quello che fosse il posto mio. Così mi sono convinta che io debba stare sola, per il bene di tutti. All’inizio ho pensato che prima o poi tanto mi sarei stancata, invece oggi sto così bene nella mia dimensione che non ho tempo per provare a cambiarla. So che lo sai. Anche questo. So che lo capirai. Ma questa è la mia dimensione e vorrei che tu ne avessi una diversa. Quindi, se puoi, tu non farlo. Non lasciare che ti si chiuda il cuore. E’ un meccanismo di protezione che a lungo andare rende sordi alle emozioni. Io invece ti auguro di provarne molte altre. Guardando i tuoi modi calmi ho riflettuto. La gente cerca sempre qualcuno con cui fare caciara, mentre io è tutta la vita che cerco qualcuno con cui poter stare in silenzio. Con cui non dover rivivere urla e rumori; cuori agitati, e non di felicità. Credo sia assurdo ciò che io ti sia scrivendo e posso immaginare già i tuoi sorrisi stupiti. Com’è che avevi detto? “Senza la maschera”. So che capirai, esattamente ogni parola. Come io ho capito, tu dici, tutto di te.

Ad un quartiere di distanza, o poco meno

Io e te sedute su una panchina, a raccontarci noi.
Chissà come sarebbe.
Me lo sono chiesto quando ho ripreso a pensarti,
quando ho avuto paura di aver finito i giorni
di non aver più tempo di guardarti almeno un’ultima volta.
E anche adesso che,
per adesso che,
sono riuscita a scamparla
e a vincere io,
o quasi,
non ho smesso di pensarti.
Di chiedermi come stai,
come sei diventata,
se ti ho lasciato qualcosa,
se sei riuscita a salvare tutto il bello di noi.
Io e te in un abbraccio,
con me piccola che sparisco,
e tu che ti fingi grande nello stringermi troppo.
Ti verrei incontro,
un passo dopo l’altro,
anche piccoli e timidi,
ma sempre avanti verso te.
Chissà se la vita ci darà un’altra opportunità,
se saremo in grado di accoglierla.
E di dirci scusa per quello che non è andato
e grazie per quello che è stato.
Se sapremo ascoltarci
anche nei nostri silenzi.
Adesso che nel mondo c’è troppo dolore,
che tutta la vita è cambiata.
Adesso che io non sono più io,
che tu chissà se sei ancora tu.
Adesso che ho ancora meno parole,
ma che ritorno a scrivere pensando a te.
Chissà se ci rincontreremo,
forse tra 10 o 30 anni,
grandi e acciaccate
più di quanto lo siamo già adesso,
sorseggiando quel tè sotto il tavolo
tra biscotti e racconti
come in quell’immagine
se la ricordi
io e te
e tutto ciò che verrà.

Buon compleanno mamma

29 Agosto 2020

Spero di avere sempre, con il passare degli anni, una nuova idea per il tuo compleanno, mamma. Spero non mi manchi mai la creatività e l’impegno per immaginare e costruire altre mille sorprese. Per un attimo, mentre ieri sera gonfiavo i mille palloncini con i quali ti ho riempito letteralmente la stanza, ho temuto di morire asfissiata! Ma appena ho visto la tua faccia sconvolta d’incredulità e i tuoi occhi brillare ho recuperato tutto l’ossigeno. Spero di riuscire a non perdere mai la scrittura, perché so che è la cosa di me che ami di più. Lo vedo da come ti guardi intorno alla ricerca non del regalo ma della mia lettera. So che speri sempre di trovarci tutto quello che non riesce ad uscire da me, a parole, ogni giorno. Ma io lascio perdere ciò che mi riguarda, e provo a trasmetterti su carta solo tutto l’amore che provo per te. Ti prometto che un giorno sarà tutto diverso, mamma. Riuscirò a mettere a posto tutto quello che ancora non lo è. Riusciremo a respirare aria pulita e a non farci intossicare più da chi cerca di spegnere il sole che abbiamo dentro. Un giorno andremo dove non ci conosce nessuno, saremo serene e io ti comprerò chili di gelato da mangiare sul divano direttamente dalla vaschetta. La nostra vera seconda vita ci aspetta in riva al mare, in una città sconosciuta che faremo nostra. Ti voglio bene come solo i miei occhi sapranno sempre dirti, e spero di riuscire ad imparare ancora dal tuo cuore così buono, pulito e semplice. Mi impegnerò sempre, ogni giorno, lavorerò e costruirò ancora nuovi mattoni per regalarti tutta la felicità che meriti. Buon compleanno giovane vecchietta mia.

Mare mio

11 Agosto 2020

Profumi, mare mio,
di tutte le cose che ti ho raccontato
e di tutte le mie tempeste che hai provato a calmare.
Profumi di tutte le volte che ci siamo capiti,
delle risposte che mi hai dato,
delle strade che mi hai spinto a percorrere
e di quelle in cui mi hai detto

che era arrivato il momento di fermarsi.
Profumi, mare mio,
di cose viste più di mille volte
ma che ancora guardi come se fosse la prima.

Ti riconoscerò

26 Luglio 2020

So che ti riconoscerò perché saprai amare tutto di me, anche quello che gli altri non hanno mai compreso. Ti riconoscerò perché non dovrò desiderare di stare sola quando diventerà buio, ma avrò l’istinto di correre da te. Saprò che mi potrò fidare, che se volterò le spalle non le userai per ferirmi e vendicare il tuo orgoglio. Ti riconoscerò perché senza accorgermene incastrerò le mie imperfezioni alle tue. So che mi insegnerai quello che non conosco della vita in due, che ti batterai con pazienza per farmi vedere l’altra prospettiva delle cose. Ti ascolterò, impaurita ma ti ascolterò. E ci sarai quando smarrirò me stessa, quando inciamperò nel mio passato, quando avrò la febbre alta e le notti insonni. So che mi proteggerai, contro ogni mia volontà di farcela da sola. Mi lascerai sbagliare, ma sarai lì se starò per cadere. La mia forza non ti spaventerà, la mia indipendenza non ti schiaccerà. Avrai il tempo di aspettare la mia fiducia, la mia prospettiva per due. Ti riconoscerò, ci riconosceremo.

Tardissimo

23 Luglio 2020

«Certe sere giro tutta la città, passo di locale in locale, sperando di incontrarti.»
«Per dirmi cosa?»
«Per dirti che ho cercato di andare avanti, di convincermi che non dovesse andare. E sai cos’ho capito? Che quello che mi manca di più sono le tue imperfezioni, quei lati strani che hai soltanto tu, che ti rendono te. Ed io, per quante donne abbia conosciuto, non trovo altre come te. È tardi per rimediare?»
«Tardissimo.»

«Allora ti aspetterò. Girerò per la città sperando di incontrarti e il giorno che ti vedrò abbracciata ad un altro soffrirò, e mi dirò di quanto stupido io sia stato a perderti.»

Cara rinascita

7 Luglio 2020

E poi c’era quell’odore. Nuovo, sconosciuto. L’avevo incontrato pochi mesi fa, quando era buio e certo non lo aspettavo. Perché è così, le cose accadono quando meno te lo aspetti. Non è una frase fatta, è la realtà. E quello era l’odore della rinascita. Iniziò a cambiarmi pezzo per pezzo. Me lo ripetevano tutti che ero diversa e, in fondo, lo sentivo anche io. Avevo scoperto il mio valore, che in tanti avevano provato a nascondere. Quell’odore mi cambiò approccio alla vita e punti di vista. Riuscì a farmi vedere la faccia vera delle situazioni e mi spinse a fare pulizia nella mia vita. Prima si soffocava. Ero attratta sempre da gente sbagliata. È che la mia vita era iniziata così quindi, poi, non ero più riuscita a farne a meno. Non avevo mai avuto, in 28 anni, qualcuno accanto a me che mi accettasse esattamente com’ero. E nel tentativo di andare sempre bene a tutti, e di cambiare per gli altri, avevo finito con lo smarrire me stessa. C’era voluta una vita intera per capire che non ero io fuori posto nella loro vita, ma loro nella mia. È che quando non ricevi nulla pensi che è quello ciò che meriti, il nulla. Ma stavo sbagliando, meritavo tanto e non avrei più permesso a nessuno di mettere in dubbio questo e me stessa. Era tutto nuovo, ma quell’odore era con me. E quando mi metteva alla prova e si nascondeva, io lo ritrovavo sempre. Cara rinascita, non mi scappi più.

I miei mattoni

24 Giugno 2020

Mi misi a riflettere. Cercavo la parte bella di quel momento. La trovai. Mi resi conto di aver costruito a 28 anni una vita modesta ma che avevo scelto io, mattone su mattone. Avevo perduto alcuni anni non dando priorità a me stessa. Quando iniziai a farlo mi ero posta come obiettivo i 30 anni. Sono molti e per quel giorno volevo avere la mia vita. Invece, inaspettatamente, i risultati della mia costruzione erano arrivati due anni prima. Mi guardai, facevo il lavoro che volevo fare. Faticosissimo è vero, ma nonostante tutto a me piaceva. Avevo due, tre, amiche scelte con cura, tutte diverse ma speciali. Non dedicavo loro molto tempo, il lavoro assorbiva gran parte delle mie giornate. In più avevo altre faccende familiari di cui prendermi cura. Eppure loro non me lo facevano pesare, finalmente. Non pretendevano nulla da me, ed io provavo nel mio piccolo a darle ciò che potevo. Ed anche se io non ero il tipo che chiedeva aiuto, anche in vista del passato, avevo la certezza di poter contare su almeno qualcuna di loro. Era una bella sensazione. Avevo tante altre piccole cose belle nella mia vita: uno sport che amavo, e un’insegnante che ormai era un’amica. Un migliore amico che era l’uomo migliore che avessi mai conosciuto. Ed una madre che aveva fatto dei suoi errori la strada perfetta per imparare ad amarmi. Era il mio cuore, ed io sentivo di essere il suo finalmente. Certo, avevo tante altre cose da sistemare, da migliorare e da cambiare. Ma era proprio questa la cosa più bella: avevo sogni, progetti, obiettivi. Non mi sentivo arrivata al traguardo e mi incuriosiva scoprire chi sarei stata tra un anno, o tra qualche mese. Magari un giorno avrei preso un aereo e aperto una pasticceria in un paesino sperduto, con la possibilità di leggere un libro. O forse avrei soccorso qualcuno che avesse bisogno di me. Insomma, non so dove la vita mi avrebbe portata. Quello che so è che oggi quello che ho costruito da sola è reale, e non è niente male.