Conta chi sceglie di esserci

Poi, di colpo, accade qualcosa. All’improvviso, durante la giornata. Di imprevisto, di forte, d’impatto. Ed è lì che capisci quello che fino a quel momento non avevi compreso. Oggi, quello che ho capito all’improvviso, nella mia giornata d’impatto, è che per capire chi davvero ci ha amati basta sapere che c’è stato. Non servono i regali che ci ha fatto, le sorprese che ci ha preparato, le volte che abbiamo litigato, quelle in cui ci siamo detti il peggio e quelle in cui ci siamo detti addio. Conta chi, nonostante tutto questo, è rimasto, sempre. Non perché tu glielo hai chiesto. Non quando tu l’hai cercato. Non quando tu gli hai raccontato. Conta chi è rimasto, da solo. Libero di scegliere. E ha scelto di esserci, anche con difficoltà, anche nei periodi in cui temeva che per lui non ci fosse più posto. Conta chi, nel bel mezzo della giornata, a volte all’improvviso ti ha chiesto “Come stai?” Così senza un motivo apparente, così solo perché ti stava pensando. Ecco, conta chi ti pensa e te lo dice. Scavalcando ogni limite e abbattendo ogni muro. E conta anche chi, pur non riuscendo a dirtelo, ti dice altro che ti riporti a quello. Chi ti ha visto nelle condizioni peggiori, nei momenti in cui ti sentivi più fragile, quelli in cui respingevi e allontanavi tutti.
Oggi ho avuto il mio momento d’impatto, la mia giornata più dura, dove devi essere forte. E quando mi sono girata pensavo non ci fosse nessuno e, invece, ancora una volta c’eri tu. Senza che sapessi nulla di me. Senza che io te lo chiedessi. C’eri. Ci sei.

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Il cuore anche negli sbagli

Ci ritroveremo nelle cose più piccole:
la canzone alla radio che non trasmettevano da un po’,
la luna che si riflette sul mare,
i tappi di birra di qualcun altro che vorrei conservare
ma che non hanno lo stesso valore.
Qualcuno che mi vuole conoscere
mentre guardo distratta la birra nel nostro locale.
I biscotti che non riesco più a cucinare,
e le frittate che non so più fare.
Il tempo senza fare nulla che non so più prendermi,
le cose che non ho potuto più spiegare
e quelle che non ho più potuto imparare.
I pigiami da piegare,
il letto da rifare,
e il rumore del caffè che sale:
mi puoi insegnare?
Le persone sbagliate incontrate lungo il cammino,
solo per ricordarmi com’è che ci si sentiva amati.
E i maestri che siamo stati a incasinare tutto,
il cuore messo anche negli sbagli.

Lasciarti andare

Ieri mattina ho avuto paura. Paura di dimenticarti.
Per un attimo non ricordavo più in maniera nitida i nostri ricordi, forse li ho sentiti troppo lontani.
Per un attimo il tempo passato ad aspettare il nostro secondo tempo mi è sembrato inutile, sprecato. Perché ho sentito il nulla da stringere nel presente. E di stringere il passato ho paura di non riuscirci più.
Ieri ho sentito una sensazione strana. Come se tu non ci fossi più nella mia vita. Come se non ci fossimo più Noi. Sì, lo so cosa stai pensando… che già non ci sei più nella mia vita da un po’, che ormai nemmeno Noi ci siamo più da un po’.
Ma vedi, quando ci si ama ancora, poco importa se non si sta più insieme, si è sempre presenti l’uno nella vita dell’altro. Come quando c’eri in ogni cosa che facevo o dicevo. In ogni sorriso comparso in quel luogo che era stato nostro, in quel modo di fare che era il tuo, in quel piccolo segnale causale del giorno che mi riportava a te.
Ieri mattina ho avuto paura. Di colpo. Di dimenticare il suono della tua voce. Di dimenticare i tuoi gesti. I tuoi movimenti. I tuoi tratti.
Ho avuto paura di dimenticare i nostri sorrisi appena salita in macchina, anche quando era tempesta fra noi. Perché lo sai, me lo dicevi sempre, che il bello era questo. Che bastava uno sguardo per ritrovare la strada che portava a Noi. Ho avuto paura di dimenticare i tuoi occhi. Quelli che mi avevano fatta innamorare di te, seduto sulla staccionata ad aspettarmi, la sera del nostro primo appuntamento. Perché è lì che ci siamo innamorati. Subito. Con uno sguardo. E poi un altro. E un altro ancora.
Certo è strano. Non è passato poi molto. Non da dimenticare tutto questo.
Qualcuno dice che sia un meccanismo automatico di difesa: pur di non sentire più l dolore, la tua mancanza che ormai non mi faceva respirare, sto cominciando, senza deciderlo, a non ricordare più nulla. Non ricordo più nemmeno se ci siamo amati davvero, se ci siamo stati davvero, se siamo esistiti davvero.
Faceva caldo, era estate… c’eravamo io e tu, Noi, e la serenità che ci faceva stare bene, la felicità che meritavamo. C’eravamo, oppure no?
Non ricordo. Comincia a sbiadire tutto.
Forse la vita mi sta dicendo che sì, è arrivato il momento di lasciarti andare.