Ci incontriamo lì?

Le aveva chiesto di uscire insieme mille volte, ma lei gli aveva sempre detto di no. In quel periodo non aveva nessuna voglia di conoscere gente nuova, era diffidente e con la paura perenne di prendere altre batoste. Però si sentivano tutto il giorno, e a lei questo non era capitato mai con nessuno. Sembravano essere tornati due adolescenti, non riuscivano a stare senza scriversi.
«Dai ma allora questa birra quando?»
«Mai. Ci affidiamo al destino, magari ci incontriamo per caso.»
«Facciamo che ci diamo appuntamento in un posto, ed io mi presento casualmente.»
L’aveva fatta sorridere. Riusciva a farlo sempre ultimamente, quello sconosciuto che le sembrava di conoscere da una vita.
«Dai scegli un posto.»
«No.»
«Ti fai trovare in un bar dove vuoi, io ti chiedo se posso sedermi e prendiamo questa birra. Tutto casuale.»
Lei aveva sorriso di nuovo fissando il cellulare, poi gli disse: «Ok fissiamo una data… 16 luglio 2019»
«Ma è tra un anno!»
«Eh si, dovrai avere un anno di pazienza.»
Ovviamente la vita aveva in serbo altri piani per loro. Da lì a breve ebbero il loro appuntamento e si innamorarono subito. Vissero la più bella delle storie e, come spesso accade, combinarono un sacco di casini e si lasciarono.
A distanza di un anno l’urlo dei pensieri era così forte da far rivivere quasi tutto. E lei, leggendo vecchi messaggi, sorrise nel ricordare quel 16 luglio 2019 promesso scherzando un anno prima.
Chissà se quel giorno si aspetteranno al solito posto, su quella staccionata di legno che aveva fatto da sfondo ai loro momenti più importanti.

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Crocetta o “nonostante tutto”

Non ero una ragazza dai gusti facili e, nonostante dovessi ammettere che di ragazzi che mi facevano la corte ne avevo abbastanza, c’era sempre qualcosa in ognuno di loro che non mi andava bene. Alternavo periodi di totale chiusura, durante i quali rifiutavo persino un caffè, a periodi di “prova” se così possiamo definirli, durante i quali se qualcuno mi sembrava interessante magari mi convincevo a tentare un’uscita. Una sola, era difficile che qualcuno con me arrivasse alla seconda. Magari i più fortunati alla seconda o terza, se proprio vogliamo esagerare. Non lo facevo di proposito, non ero una di quelle che se la tirano o con la puzza sotto il naso, e nemmeno una di quelle che ti guardano dall’alto in basso, super viziate che non si accontentano mai. Io, semplicemente, avevo difficoltà a sentire qualcosa per qualcuno. E, soprattutto, avevo una visione troppo grande dell’amore, una considerazione troppo alta. Credo molto nelle sensazioni a pelle, nelle persone che si piacciono e non sanno spiegare il perché, quindi se ho qualcuno vicino ma non sento nulla non riesco a fingere o a portarla per le lunghe. Credo sia per questo che non ho mai compreso la gente che riesce a stare in coppia pur non essendo innamorata, o quelle coppie che stanno insieme per abitudine, o per paura della solitudine. Io, non avendo avuto una famiglia su cui contare, ero sempre stata abituata a cavarmela da sola, e anche quando mi ero fidanzata non mi ero mai “appoggiata” al mio uomo. La paura di ricevere un rinfaccio o, peggio, la paura di sentirmi debole e perduta una volta ritrovata sola mi terrorizzava.
Insomma, io da sola stavo da Dio, non mi mancava nulla! E quando ti senti così, puoi stare con qualcuno solo se quel qualcuno riesce a rendere migliore quella situazione già ottima. La mia più cara amica si divertiva parecchio con me, si era anche inventata una sorta di codice per depennare gli uomini che non mi andavano bene. Il codice consisteva nelle classiche spunte e crocette, come quelle dei test, che ti dicono se il risultato è positivo o negativo. Solo che nel mio caso di spunte lei non poteva metterne mai, e la lista includeva solo crocette. Al ritorno da ogni appuntamento lei era li che mi aspettava: trovavo un suo messaggio con scritto “com’è andata?” e io le dicevo che non era andata bene, e lei mi rispondeva “ok, crocetta”, che nel nostro linguaggio significava depennato.

Le motivazioni che le davo erano la parte che la divertiva di più: quel tipo no perché a tavola stava troppo in silenzio, quell’altro no perché invece parlava troppo; no perché era troppo curato più di una donna, no perché portava una camicia orrenda, e cosi via di seguito. Lei mi definiva “spietata”, anche perché non davo giustificazioni a nessuno e neppure seconde possibilità. Per questo le era stato sempre facile capire quando un uomo mi piaceva davvero, anche quando io non volevo ammetterlo a me stessa. Perchè le uscite diventano più di due, e anche quando c’erano difetti, dubbi e problemi, non mollavo. Non depennavo. Nessuna crocetta. Piuttosto un “nonostante tutto”. L’amore è il “nonostante tutto”.

Lasciarti andare

Ieri mattina ho avuto paura. Paura di dimenticarti.
Per un attimo non ricordavo più in maniera nitida i nostri ricordi, forse li ho sentiti troppo lontani.
Per un attimo il tempo passato ad aspettare il nostro secondo tempo mi è sembrato inutile, sprecato… perché ho sentito il nulla da stringere nel presente. E di stringere il passato ho paura di non riuscirci più.
Ieri ho sentito una sensazione strana. Come se tu non ci fossi più nella mia vita. Come se non ci fossimo più Noi.
Sì, lo so cosa stai pensando… che già non ci sei più nella mia vita da un po’, che ormai nemmeno Noi ci siamo più da un po’.
Ma vedi… quando ci si ama ancora, poco importa se non si sta più insieme, si è sempre presenti l’uno nella vita dell’altro.
Come quando c’eri in ogni cosa che facevo o dicevo. In ogni sorriso comparso in quel luogo che era stato nostro, in quel modo di fare che era il tuo, in quel piccolo segnale causale del giorno che mi riportava a te.
Ieri mattina ho avuto paura. Di colpo. Di dimenticare il suono della tua voce. Di dimenticare i tuoi gesti. I tuoi movimenti. I tuoi tratti.
Ho avuto paura di dimenticare i nostri sorrisi appena salita in macchina, anche quando era tempesta fra noi. Perché lo sai, me lo dicevi sempre, che il bello era questo… che bastava uno sguardo per ritrovare la strada che portava a Noi. Ho avuto paura di dimenticare i tuoi occhi. Quelli che mi avevano fatta innamorare di te, seduto sulla staccionata ad aspettarmi, la sera del nostro primo appuntamento. Perché è lì che ci siamo innamorati. Subito. Con uno sguardo. E poi un altro. E un altro ancora.
Certo è strano. Non è passato poi molto. Non da dimenticare tutto questo.
Qualcuno dice che sia un meccanismo automatico di difesa: pur di non sentire più la tua mancanza, che ormai non mi faceva respirare, sto cominciando, senza deciderlo, a non ricordare più nulla.
Non ricordo più nemmeno se ci siamo amati davvero, se ci siamo stati davvero, se siamo esistiti davvero.
Faceva caldo, era estate… c’eravamo io e tu, Noi, e la serenità che ci faceva stare bene, la felicità che meritavamo. C’eravamo, oppure no?
Non ricordo… comincia a sbiadire tutto…
Forse la vita mi sta dicendo che sì, è arrivato il momento di lasciarti andare.