Uomo per Amore

Io l’ho visto sbagliare, in una storia. La sua. L’ho visto combinare casini, tanto quanto lei. O forse di più, o forse di meno. Che importa? L’amore non si quantifica in colpe. Errori comuni delle storie, che però uno dopo l’altro ad un certo punto sembrano irrisolvibili. E dopo averlo visto sbagliare, l’ho visto ritornare. Tentarle tutte per voler ricominciare, provando a cambiare ciò che non andava, provando a far combaciare i pezzi che non erano riusciti ad incastrarsi. E ci ha creduto davvero. Ci ha creduto per due. Ha lottato per due. Ha sperato per due. Ha aspettato. Ha atteso lei. Perché lui l’aveva scelta. Dalla prima volta. Ogni volta. Oltre ogni addio, oltre ogni “è finita”, oltre ogni “siamo troppo diversi”, oltre ogni “non può funzionare”. Lui era stato più forte degli sbagli, delle parole dure, delle ferite e degli errori. Forse è proprio questo l’Amore. Perché a chiudere storie su storie, a spegnere un sentimento, oggi sembra volerci poco. Allora ho capito che l’uomo è uomo quando non ha paura di mostrarsi vulnerabile. Quando parla col cuore, e lascia perdere la testa. Quando lotta e rischia, pur consapevole di un no. Quando non mette l’orgoglio rischiando di perdere chi ama. Quando si mette a nudo, cuore ed anima. Quando non si vergogna di piangere, o di diventare ridicolo nei gesti e nelle parole. Chi non lo è per amore? E a chi ha guardato tutto ciò che ha fatto per riconquistarla e gli ha detto “sei poco uomo”, lui ha risposto: “L’unica volta in cui mi sono sentito poco uomo è stato quando è finita questa storia, è stato quando ho perso lei”.

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L’ora di ora

Pensiamo di avere sempre ancora tempo: tempo per chiarire, tempo per decidere, tempo per provare, tempo per amare. E aspettiamo sempre il tempo giusto. Questa è la bugia più grande: il tempo giusto non esiste, ed il migliore è oggi, adesso, ora. Come l’ora che segna il grande orologio ogni volta che entro in questo parco.
Che ora è? È l’ora di ora.

Ritrovarsi

Si aspettano all’aeroporto. E l’attesa li rende immobili:
tante le paure, tante le domande, tante le speranze.
E poi accade. Si guardano da lontano.
Ed uno sguardo trova già tutte le risposte.
E si corrono incontro.
E si trovano l’uno nelle braccia dell’altro.
E rimangono fermi così,
per il tempo che si sono mancati,
per quello che hanno sbagliato,
per quello che non hanno compreso.
Si guardano e improvvisamente
si sono perdonati ogni mancanza distratta,
ogni ferita che si sono fatti,
ogni errore che hanno commesso,
ogni addio detto e mai voluto.
E sono lì. Occhi negli occhi. Cuore su cuore.
L’uno nel respiro dell’altro.
La gente continua a partire. La gente continua a tornare
Gli aerei sopra i loro volti decollano.
Ma per loro non c’è gente, e non c’è aereo.
Ci sono loro. Adesso ritrovati.

Lasciarti andare

Ieri mattina ho avuto paura. Paura di dimenticarti.
Per un attimo non ricordavo più in maniera nitida i nostri ricordi, forse li ho sentiti troppo lontani.
Per un attimo il tempo passato ad aspettare il nostro secondo tempo mi è sembrato inutile, sprecato. Perché ho sentito il nulla da stringere nel presente. E di stringere il passato ho paura di non riuscirci più.
Ieri ho sentito una sensazione strana. Come se tu non ci fossi più nella mia vita. Come se non ci fossimo più Noi. Sì, lo so cosa stai pensando… che già non ci sei più nella mia vita da un po’, che ormai nemmeno Noi ci siamo più da un po’.
Ma vedi, quando ci si ama ancora, poco importa se non si sta più insieme, si è sempre presenti l’uno nella vita dell’altro. Come quando c’eri in ogni cosa che facevo o dicevo. In ogni sorriso comparso in quel luogo che era stato nostro, in quel modo di fare che era il tuo, in quel piccolo segnale causale del giorno che mi riportava a te.
Ieri mattina ho avuto paura. Di colpo. Di dimenticare il suono della tua voce. Di dimenticare i tuoi gesti. I tuoi movimenti. I tuoi tratti.
Ho avuto paura di dimenticare i nostri sorrisi appena salita in macchina, anche quando era tempesta fra noi. Perché lo sai, me lo dicevi sempre, che il bello era questo. Che bastava uno sguardo per ritrovare la strada che portava a Noi. Ho avuto paura di dimenticare i tuoi occhi. Quelli che mi avevano fatta innamorare di te, seduto sulla staccionata ad aspettarmi, la sera del nostro primo appuntamento. Perché è lì che ci siamo innamorati. Subito. Con uno sguardo. E poi un altro. E un altro ancora.
Certo è strano. Non è passato poi molto. Non da dimenticare tutto questo.
Qualcuno dice che sia un meccanismo automatico di difesa: pur di non sentire più l dolore, la tua mancanza che ormai non mi faceva respirare, sto cominciando, senza deciderlo, a non ricordare più nulla. Non ricordo più nemmeno se ci siamo amati davvero, se ci siamo stati davvero, se siamo esistiti davvero.
Faceva caldo, era estate… c’eravamo io e tu, Noi, e la serenità che ci faceva stare bene, la felicità che meritavamo. C’eravamo, oppure no?
Non ricordo. Comincia a sbiadire tutto.
Forse la vita mi sta dicendo che sì, è arrivato il momento di lasciarti andare.

L’odore di chi si ama

Tra le cose che le piacevano di più c’era quella di aspettarlo a casa mentre lui era al lavoro.
Si guardava intorno e iniziava a sistemare, piccole cose, in punta di piedi. Le piaceva cucinare per lui. Le piaceva stupirlo. Come quel giorno in cui gli riempì la camera da letto di post-it: con tutti i pensieri che non era riuscita a dirgli, le cose che amava, le paure che aveva.
Le piaceva fargli trovare la casa profumata dell’odore che lascia in giro chi ti ama.
Col batticuore appena sentiva rientrarlo, vederlo con quel sorriso che a lui spuntava appena apriva la porta e la trovava lì.