Ricordati di amare

Forse un giorno ci rincontreremo. Forse avrai accanto qualcuno e gli sorriderai complice.
So che saprai scegliere bene, qualcuno che comprenda che siete in due e che ti ami anche per questo. Mi piacerebbe vederti felice, significherà che non hai permesso alla vita di cambiarti e di farti chiudere il cuore.
Ama, e tutto il resto ti sarà possibile.

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Una donna incredibile

«Quando ti ho conosciuta la prima cosa che ho pensato è che con te avrei voluto farci un figlio.»
«Un figlio?»
«Sì lo so che hai sempre detto di non volere figli. Ma io ho sempre sperato di riuscire a farti cambiare idea. Di farti capire, piano piano, con amore, che mamma grandiosa saresti stata.»
«Perchè hai pensato proprio questo?»
«Non lo so. Quando ho iniziato a conoscerti ho pensato che tu fossi una donna incredibile. Non una ragazza, una donna! Avrei potuto pensare di portarti a letto, di fare un viaggio, di andare in un posto. Invece ho pensato questo, che con te avrei avuto voglia di fare un figlio. Di avere una famiglia.»

Amarla così com’è

«Perchè sei andato via? Che ho fatto?»
«Mi hai mandato via tu, con i tuoi soliti modi!»
«Quali modi?» Lei gli chiese con un filo di voce.
«A volte sei aggressiva. Tratti chi ti ama come se fosse il tuo nemico. E fa male.»
Silenzio. Lei aveva abbassato la testa. Poi aveva distolto lo sguardo, verso chissà dove. Poi gli disse: «Mi dispiace. Vorrei essere un’altra persona.»
«Scusami tu. Davvero.» Le rispose lui, mentre la guardava fisso negli occhi. «Lo so benissimo perchè senti di doverti proteggere. Tu non devi cambiare. Se tu non avessi queste parti, così come sono, non saresti tu. Ed io non mi sarei innamorato di te.»

I ritardi della vita

Lavoravano insieme da qualche mese, eppure prima erano stati innamorati. Ed era stato un grande amore. Finito male. Come tutti i grandi amori. Poi lei si era innamorata ancora, e quando si erano rincontrati lui le aveva proposto di lavorare insieme. Ogni tanto si ritrovavano a parlare, lui la conosceva molto bene e sapeva ascoltarla. Tra di loro era sempre rimasta una grande stima.
«Secondo te perchè non ha funzionato tra noi?» Le chiese all’improvviso.
«Non lo so, credo abbiamo fatto tanti errori.»
«Abbiamo?»
«Beh sì, perchè sono sicura che quando un rapporto non funziona le colpe stanno sempre nel mezzo.»
«No, non credo. Io ho fatto molti più errori, anche se li ho riconosciuti tardi. Ho almeno l’80% di colpe.»
«Dai… il 60%.»
«No no, allora mi prendo il 70 e non ne parliamo più.»
Fecero un sorriso. Erano mesi che lei si rendeva conto di quanto fosse cambiato.
«Sei diventata più matura.» Le disse bevendo il caffè.  
«Perché, prima com’ero? Non dicevi sempre che la differenza di età con me non la sentivi?» Gli rispose, alludendo al fatto che lui fosse ben più grande.
«È vero. In passato non l’ho mai sentita la differenza di età con te. Altrimenti, per la vita che faccio, non sarei nemmeno mai riuscito a stare con te.»
«E allora?»
«E allora eri matura, eri responsabile, eri seria, ed eri bellissima. Solo che oggi lo sei un po’ di più. Sembra pazzesco, ma tu cresci e migliori ogni giorno un po’ di più. Ah, e poi non ho più incontrato una donna come te. E temo che non la incontrerò.

Jack e Phyllis: un esempio d’amore

Questa storia parte dalla città di Rochester, a New York. Ed è una storia vera, non un film, non un libro, non una fiction. Realtà.

Il 4 ottobre 1941, due ragazzi di 17 anni si incontrano durante una festa. Basta un solo sguardo per innamorarsi. Un solo sguardo per capire che quella sarebbe stata la loro fermata.
Jack aveva l’abitudine di scrivere, le sue emozioni, i suoi pensieri, ciò che gli capitava e che meritava di essere scritto. Oggi lo ringraziamo, perché grazie a questo abbiamo conosciuto la storia di questo amore.

Un amore che ha inizio quella sera. Quando, dopo la festa, Jack sul suo diario scrisse: «È stato un pomeriggio fantastico. Ho incontrato una ragazza meravigliosa. Ed ho ballato con lei. Spero di rivederla».

Si perdono di vista, i tempi sono complicati: è in corso la prima guerra mondiale, che stravolge tutti gli equilibri della vita.

L’amore però, quando è vero, ritorna sempre. Puoi percorrere chilometri di distanza, possono passare anni, nel mezzo può accadere qualsiasi cosa. Ma l’amore, quell’amore, torna. Torna sempre. Perché di fronte all’amore non può vincere nemmeno la volontà umana, di allontanarsi, partire, dimenticare. Non puoi. La vita prima o poi ti rimetterà di nuovo a faccia a faccia con l’amore che ha scelto per te. Il tuo. Uno solo.

Il 20 febbraio 1943 Jack e Phyllis si incontrano di nuovo. Si guardano. Nulla è cambiato. Lui le chiede di sposarsi, lei accetta.

Jack fino a 90 e più anni scrive tutto. Annota tutto sul suo diario. Di quella storia d’amore che non ha avuto fine. Piena di attimi felici, certo, ma anche di momenti difficili, in salita, momenti in cui molti altri avrebbero mollato. Lui no, loro no. Si sono impegnati, giorno per giorno, per non far finire la loro storia. Lui mettendoci un pizzico in più di tutto: di fatica, d’amore.

Nel 2008 Phyllis comincia a non stare bene. Si ammala di demenza senile. All’inizio in maniera lieve, poi sempre più grave.

In quel momento Jack soffre in prima persona, come se la malattia avesse colpito lui. Perché Phyllis, spesso, comincia a non riconoscerlo più.

Jack prova a curarla, da solo, in casa. Ma non ci riesce. Così Phyllis viene ricoverata in un centro specifico. Ma il marito non l’abbandona. Né si perde d’animo di fronte alla perdita di memoria, che la malattia comporta, per Phyllis.

Non possiamo nulla di fronte alle malattie, non siamo farmaci, non siamo la scienza. Ma possiamo amare. E, a volte, l’amore è davvero più forte di tutto. Così Jack decide di non arrendersi. E per quanta disperazione sente dentro di lui tutte le volte che lei non lo riconosce, non può accettarlo. Non può accettare che la donna che ama da 70 anni, con la quale ha condiviso ogni giorno della loro vita insieme, abbia dimenticato tutto.

Jack decide che la malattia non avrebbe vinto di fronte all’amore. Sì, avrebbe aiutato Phyllis a ricordare. Anzi, l’avrebbe aiutata a non dimenticare. Non loro, non la loro storia, non la loro vita insieme.

Ci riesce, o almeno ci prova, grazie ai preziosi diari che Jack ha scritto durante gli anni. Con quelli, può raccontare a Phyllis chi sono stati durante i loro 70 anni d’amore.
Nei loro dialoghi, nei loro litigi, nei loro attimi più belli e in quelli più semplici durante i quali hanno vissuto la quotidianità.
Perché Jack non ha mai smesso di scrivere quei diari. Nei quali ha sempre parlato di lei. E di tutte le cose che hanno fatto insieme.

Da 10 anni Jack, ogni giorno, si reca nella casa di cura dove la moglie è ricoverata. Passano il tempo insieme. Lui non l’abbandona un solo attimo. Le parla, le legge la storia della loro vita. Stringendola a sé, quando Phyllis glielo permette, quando non lo vede troppo come un estraneo. E lui stringe più forte in quegli attimi in cui lo riconosce, per provare a fare scorta del calore e del contatto della moglie. Gli serve durante i giorni più duri, i più frequenti. Quando Phyllis non riesce a farsi abbracciare, quando per lei quello non è il marito né l’uomo che ha amato per una vita. Non sa chi sia. Sono proprio quelli gli attimi in cui Jack soffre di più. Gli attimi in cui, spesso, sarebbe scappato. Ma non l’ha mai fatto. Ha accettato, ha aspettato paziente i giorni migliori.

E c’è stato un giorno migliore. Un attimo migliore. Quello in cui Phyllis l’ha riconosciuto. Quello in cui, per un attimo, sono ritornati ad essere Jack e Phyllis. Quello è stato l’attimo che ha dato forza a Jack.

Così, ogni mattina, lui si affaccia nella stanza della moglie. La guarda per un attimo, prima di entrare, sperando che quello sia un giorno giusto. Un giorno in cui essere riconosciuto, o almeno accettato accanto, tra le letture di quei diari. E se così non sarà, se quello non sarà il giorno giusto, non importa. Jack entrerà comunque. Jack ci sarà sempre. Con lei. Per loro.

Ogni giorno Jack e Phyllis rivivono la loro storia d’amore come se fosse il primo.

Una rosa per amarsi

«Come fai a capire se un uomo ti piace veramente?»

«Lo capisco da tante cose. Ad esempio quando mi regala una rosa.»

«Ah ami i fiori?»

«No, per niente. Innanzitutto non ho il pollice verde, un fiore con me muore subito. Mi secca cambiare l’acqua e tutte quelle cose lì… Lo scordo e non ho il tempo né la voglia. Poi il mio primo fidanzato me ne aveva regalati così tanti, ogni volta che doveva farsi perdonare, che da quel momento non li ho più sopportati. Le rose poi… le sopporto ancora meno! Sono banali. Il primo fiore a caso che tutti regalano. Impegnati un po’, no? Studia chi ami, trova qualcosa di particolare. Scopri il suo fiore preferito.»

«Quindi che succede quando ti regalano dei fiori?»

«Li butto subito, manco a fare la fatica di prendere un vaso, pulirli, sistemarli. Ma… quando qualcuno mi piace davvero tutto cambia. Scelgo il vaso più bello che ho a casa, la stanza e l’angolo migliore per la luce, l’acqua ogni giorno pulita. E poi…»

«E poi?»

«Devi sapere che quando ero piccola avevo provato a conservare qualche rosa che mi avevano regalato. Volevo il ricordo. Ma non ci riuscivo mai: se aspettavo che morisse e poi la conservavo seccava, e quando la riprendevo si sbriciolava tra le mani. Un giorno mi si è avvicinata mia nonna, mi ha sorriso, e mi ha detto “Non aspettare che la rosa sia morta del tutto, prima che accada prendila e taglia il gambo; non interamente, devi lasciarne un pezzettino. Poi mettila a testa in giù, al buio, dentro un cassetto o un mobile. E lasciala lì per alcuni giorni, anche una settimana. Quando la prenderai vedrai che è morta, sì, ma non si sbriciola. Avrà la consistenza perfetta e la conserverà sempre. Così tu avrai il tuo ricordo”. Provai e funzionò.»

«Un bel da fare per una che non ama i fiori.»

«Esatto. Ecco perché quando un uomo mi regala una rosa, se io la guardo, e sento già che la metterò al buio per poterla conservare, vuol dire che quell’uomo è qualcuno di importante per me.»