Il punto di non ritorno

È sempre stata una mia caratteristica, quella di non buttare i rapporti davanti alle difficoltà, agli ostacoli, alle incomprensioni che sembrano insormontabili. Ho sempre pensato che i rapporti, quelli che sono valsi qualcosa, quelli che per costruirli hai messo fatica e cuore andassero salvati. Nulla di esageratamente forzato, semplicemente seguire quel filo invisibile che non li aveva mai spezzati. Non sono mai stata una che chiude facilmente i rapporti, che li butta davanti ai momenti difficili come se non ci fosse mai stato nulla. Ho sempre pensato che le difficoltà fossero dei segnali che la vita ti manda per mettere alla prova quel rapporto, per vedere quanto sia forte e vero. Ho sempre odiato questa mia caratteristica ma, col tempo, ho imparato ad amarla. Perchè mi fa dosare parole e comportamenti, dando valore ad ogni singola cosa. Amo questa parte di me perchè rispetta i rapporti che sono stati importanti. Perchè ci metto tutto il cuore, e l’impegno. Cerco di migliorare, di imparare dai miei errori e non mi arrendo mai. Non voglio rimpianti, per questo metto in gioco tutta me stessa. Però arrivo fino a quel punto, quello di non ritorno. Quello che, una volta sentito, non mi farà mai più tornare indietro.

Caro 2019

Caro 2019, poche cose mi hanno resa felice nella vita come sapere che ti stai per togliere dalle palle!
Mi trovo davanti carta e penna, perché ho molto da organizzare per l’anno nuovo. Quest’anno per me si sta concludendo in maniera diversa rispetto agli altri anni. Di solito è stato un giorno come un altro in cui continuava tutto ciò che c’era prima. Quest’anno, invece, Capodanno lo sento molto. Questi ultimi giorni sono stati un frullatore ed io mi sono sentita in un vortice di cose da fare, da dire, da risolvere, da capire.
Tutto prima che finisse l’anno. L’ho sentita proprio come necessità.
Questo per me è stato un anno pesantissimo, a riguardarlo e riviverlo stento a credere di aver affrontato e superato tutto! Sono una roccia e te ne sei approfittato eh? Grazie comunque. Ho sempre pensato che le cose accadano alle persone a cui debbano accadere, magari perché in grado di affrontarle meglio o magari perché per tutto c’è un motivo, che più avanti forse mi sarà chiaro. Prima che tu finissi, molte erano le cose da dover risolvere ed ho viaggiato a mille perché di rimpianti non ne voglio più. Non mi riferisco soltanto al lavoro, ai problemi quotidiani e alle piccole e grandi cose che compongono una vita. Mi riferisco piuttosto ai rapporti umani, perché io li metto sempre al primo posto. Così, quest’anno, ho provato a salvare tutto quello che per me meritava di provare ad essere salvato: un grande amore, nonna, la mia più grande amica. Sono state le 3 cose per cui ho fatto tutto quello che potevo fare, tutto il possibile. L’ho fatto anche se mi è costato tanta fatica, dolore e coraggio. Ma sono contenta, perché per ognuno di loro ho finalmente potuto guardarmi allo specchio fiera e orgogliosa, ci ho messo tutta me! Mi sono fatta una promessa però, e niente e nessuno potrà riuscire a infrangerla:
tutto ciò che non si è voluto salvare non avrà più posto nel nuovo anno. Non aprirò mai più porte che si sono chiuse.
Quest’anno sono cambiata tantissimo, da settembre ho iniziato un percorso che mi ha permesso di imparare a conoscermi e a guardarmi davvero. Ho imparato a non prendermi più le colpe di tutto e ad amarmi esattamente come sono: tutta cuore. Per troppo tempo ho sempre creduto che fosse un difetto, e invece è un dono. L’augurio che mi faccio è di riuscire a trovare d’ora in poi persone che siano esattamente così: tutto cuore! Caro 2020… ti sto aspettando. Stupiscimi!

Sul cuore

Vorrei raccontarti di tutte le volte che ti penso.
La mattina, appena apro gli occhi.
Quelli grandi, che amavi tanto.
Sicurezza e rifugio per te.
Sei già sveglio? Dormi ancora?
Sono tra i tuoi primi pensieri?

Vorrei raccontarti di tutte le volte che ti penso.
È mattina presto, io e te e basta,

una passeggiata in una città sconosciuta.

Sono in cucina, l’odore del caffè.
Sarà dura anche questa giornata?

Mi avresti detto no, anche se sapevi
sarebbe stato un sì.

Di quando entro al supermercato.
Vorrei comprarti tutto quello

che non posso più regalarti.
E che sarebbe stato sempre la metà
di tutto quello che tu compravi per me.

Stasera mangio fuori.
Sto chiudendo casa e penso a te.
Scendo le scale e penso a te.
Apro il portone e guardo la macchina,
anche se lo so che non ci sei.
“Dove andiamo?” Chiedevi.
“Non lo so, scegli tu” Rispondevo.
E passavamo delle ore. Indecisi e complici.
Divertiti e complici. Arrabbiati e complici.
Complici sempre, io e te.
Invece stasera hanno già scelto.
Non passerò delle ore, indecisa.
E non sarò complice, di sguardi e sorrisi.

Di baci e abbracci stretti.

C’è la nostra canzone.
Al mare e al centro commerciale.
In macchina e alla televisione.
Stai cercando un modo per parlare?

C’è una coppia di anziani, qui davanti a me.
Si sorridono, stretti, e un po’ litigano,

ma sempre stretti.
“Io e te tra qualche anno” Avresti detto.
Avrei sorriso. Sorrido anche adesso.
Chissà se torneremo, tra qualche anno.

Vorrei raccontarti di tutte le volte che ti penso.
E sono tante, come vedi.
E ne mancano molte altre, mi credi?

Il tempo non serve a dimenticare,
la distanza non basta per non amare,
il silenzio si può ascoltare.

Ti porterà lì, dove sei rimasto,
lì, dove ti tengo.
In alto, a sinistra.
Sul cuore.

Al sicuro

Guardarti negli occhi mi ha sempre
calmato il cuore. Lo sai, sono stati i
tuoi occhi a farmi innamorare di te.
L’ho capito le prime sere in cui uscivamo,

quando li avrei potuti guardare per ore
senza stancarmi. Lo so, ho sempre parlato
poco e questo ti infastidiva. Il silenzio a te
non piace. Il silenzio non piace neanche
a me: pensare di non aver più nulla da dire
a chi mi sta accanto, pensare di camminare
insieme nella vita solo in apparenza e poi
ognuno viaggia in un mondo suo, pensare di
perdersi piano piano. Ecco questo è il silenzio
che mi fa paura. Amo però un altro tipo di
silenzio, quello in cui sembra parlare l’anima,
quello che era fatto dei miei occhi che si
perdevano dentro i tuoi, quello fatto di calma
e serenità. Quella serenità che aspettavo da
tutta la vita, quella che il nostro silenzio
riusciva a donarmi. Stare in silenzio non è
facile come sembra. Quando il silenzio pesa,
quando devi inventarti qualcosa da dire,
quando sembra che bisogna parlare per forza,
vuol dire che non sei con la persona giusta.
Quando invece in silenzio si può stare, quando
lo riesci ad abitare, a respirare, ecco che hai
trovato Casa. Ogni volta che ti vedevo da lontano aspettarmi, ogni volta che aprivo la macchina,
ogni volta che mi aprivi la porta di casa,
nonostante il freddo, il sole e la pioggia, io
ti guardavo da lontano e già sorridevo.
Sorridevo perché, anche se sei sempre bello,

quando mi vedevi spuntare in lontananza
mi sorridevi anche tu e mi guardavi come
chi vede la cosa più bella tra tutte, ed era quel
tratto piccolo di strada che facevo verso di te a rendermi già felice. Per poi arrivare e abbracciarti. “Sono a Casa” pensavo in silenzio ogni volta,
anche se non riuscivo mai a dirtelo.
Tu mi guardavi, mi spostavi i capelli,
mi fissavi negli occhi. Quegli occhi che amavi tanto

e nei quali sentivo perderti ogni volta.
Ogni volta che mi vedevi, anche se mi avevi vista
pochi giorni prima, sembravi cercarmi,
sembravi aver paura di non ritrovarmi.
E quando ti rendevi conto che ero ancora lì per te,

solo tua, sorridevi di nuovo e mi abbracciavi, mi stringevi forte. Abbiamo avuto molti problemi,
è vero, continue lotte contro tutti e tutto,

e perfino tra noi due stessi, fino a diventare
così stanchi. Fino a convincerci che perderci
fosse la cosa migliore. So che stare con me
non è facile, so che la mia non serenità si

ripercuoteva a volte con te, e forse l’avrebbe fatto ancora, o forse no. Avrei voluto solo che tu fossi
rimasto. Voglio dirti una cosa che fino ad oggi

tutte le mie insicurezze e le mie fragilità non
mi hanno permesso di dirti: io ti avrei scelto
di nuovo, ti avrei scelto ancora, ti avrei scelto
sempre. Hai presente quando torni a casa,

posi le chiavi all’ingresso, e sorridi perché
sai di essere al sicuro? Ecco cosa eri per me.

Cercami

Se mi cerchi e non mi trovi, guarda bene.
Sarò dietro di te, per proteggerti.
Sarò davanti a te, per aiutarti a trovare

la strada migliore.
Sarò al tuo fianco, per esserti sempre vicina.
Sarò nel riflesso di quella stella, per ricordarti

di sperare e credere ancora in qualcosa.
Sarò in quel raggio di sole, per darti calore

quando ti sentirai più solo.
Sarò negli occhi di un bambino, per dirti

di insegnarmi ciò che sai.
Sarò nella luce notturna della luna,

per esserci nei tuoi giorni di buio.
Sarò nella richiesta di quel povero,

per ricordarti di aiutare come puoi.
Sarò nel frastuono di un nostro litigio,

e nell’eco di quando ci sentiremo distanti, 
per ricordarti, e ricordarci,

di stringerci ancora più forte.
Ma soprattutto sarò in ogni battito del tuo cuore,

per ricordarti di amare.

Uomo per Amore

Io l’ho visto sbagliare, in una storia. La sua. L’ho visto combinare casini, tanto quanto lei. O forse di più, o forse di meno. Che importa? L’amore non si quantifica in colpe. Errori comuni delle storie, che però uno dopo l’altro ad un certo punto sembrano irrisolvibili. E dopo averlo visto sbagliare, l’ho visto ritornare. Tentarle tutte per voler ricominciare, provando a cambiare ciò che non andava, provando a far combaciare i pezzi che non erano riusciti ad incastrarsi. E ci ha creduto davvero. Ci ha creduto per due. Ha lottato per due. Ha sperato per due. Ha aspettato. Ha atteso lei. Perché lui l’aveva scelta. Dalla prima volta. Ogni volta. Oltre ogni addio, oltre ogni “è finita”, oltre ogni “siamo troppo diversi”, oltre ogni “non può funzionare”. Lui era stato più forte degli sbagli, delle parole dure, delle ferite e degli errori. Forse è proprio questo l’Amore. Perché a chiudere storie su storie, a spegnere un sentimento, oggi sembra volerci poco. Allora ho capito che l’uomo è uomo quando non ha paura di mostrarsi vulnerabile. Quando parla col cuore, e lascia perdere la testa. Quando lotta e rischia, pur consapevole di un no. Quando non mette l’orgoglio rischiando di perdere chi ama. Quando si mette a nudo, cuore ed anima. Quando non si vergogna di piangere, o di diventare ridicolo nei gesti e nelle parole. Chi non lo è per amore? E a chi ha guardato tutto ciò che ha fatto per riconquistarla e gli ha detto “sei poco uomo”, lui ha risposto: “L’unica volta in cui mi sono sentito poco uomo è stato quando è finita questa storia, è stato quando ho perso lei”.

Ci guardiamo?

Possiamo inciampare, cadere, scivolare.
Rialzarci e capire.
Possiamo viaggiare, spostarci, cambiare.
Vedere e sentire.
E ascoltarci. Sapessimo farlo.
Ascoltare il cuore, e non averne paura.
E non imporci di essere forti,
di non sbagliare più,
di resistere a tutto.
E non imporci di nasconderci, di evitarci,
di non guardarci
per evitare di ritrovarci ancora là,
uguali come il primo giorno
più uno, l’oggi,
che ci aiuta a non sbagliare, a non ferire,

ad ascoltare.
E se di nuovo sbaglieremo, ci feriremo, non ci ascolteremo?
Costruiremo sempre un altro oggi,
un altro giorno in più,
per avere il tempo di non sbagliare,

non ferire e ascoltarci.
Ci guardiamo?

Respirarsi

Respirarsi. Se dovessi spiegare l’amore lo farei così. Qualcosa di estremamente intimo e complice. Respirarsi, a pochissima distanza, naso su naso. La stessa aria. Come a diventare un solo respiro.
Un po’ come quando un abbraccio combacia in maniera perfetta, cuore su cuore, fino a non distinguere più due battiti, fino a diventare un unico battito. Respirarsi è così. E non è da tutti. Non è per tutti. Vuol dire la stessa aria per due. E respiri bene.

Da D ad F, le loro iniziali

Ho conosciuto una ragazza,
mi ha raccontato per caso
la sua storia d’amore.
Poco,
pochissimo,
ma sono bastate poche parole
per voler scrivere di lei.
L’ho immaginata.
Lei e lui.
Insieme a Piccola,
una gatta,
la loro,
regalo d’amore che li lega.
Anche adesso che non stanno insieme.

Sono passati anni
da quando si sono lasciati.
Sembra almeno,
perché poi c’è il cuore
e lui li tiene insieme.
Come altri,
come tanti,
prima di loro,
dopo di loro.
Questa è la storia di mille storie,
di amori forti
che non dovrebbero finire,
ma che finiscono
tutti o quasi

inevitabilmente.
Senza logica,
senza dovere,
senza volere.
E poeti,
maestri,
cantanti,
scrittori
ci provano a capirne il motivo
ma non ci riescono.
E allora ne scrivono,
ne raccontano i tratti,
ne ricordano l’eco.
Come loro,

da D ad F,
le loro iniziali.
Lui che l’amava molto
più di tutti.
Lui che ne amava i difetti,
che la faceva sentire più bella
di come si sentiva da sola.
Lui e lei.
In campeggio,
in macchina,
in tenda,
nei progetti
e nei sogni.
Lui e lei
e Piccola

che li ha uniti.
Gatta
e testimone d’amore.
Il loro.
E salvezza.
Perché ha salvato lei
quando tutto era buio,
nero.
Quando lui ha fatto un errore,
di nome abbandono.
Per poi ritornare,
riconquistare,
amare
ancora di più,
più forte e più stretto.

L’amore,
che spesso impone gli sbagli
per poter scoprirsi più grande.
Ma ne lascia i segni,
le cicatrici,
le ferite fragili.
E vince l’orgoglio
che ha vinto su lei.
E non l’ha perdonato,
ha temuto un altro abbandono.
L’orgoglio,
maestro di danni.
E finisce un amore,
e all’inizio sembra giusto così.

Ma passa il tempo
e manca quel cuore.
E oggi ancora le brillano gli occhi
le basta soltanto nominarlo
raccontarlo
ricordarlo.
Quello era amore,
finalmente l’hai capito,
ed eri felice.
Tormenti,
domande
sarò ancora felice?

Si chiede.
Se l’amore è uno solo
io l’ho perso
ne avrò mai un altro?

Ed io,
umile poeta al servizio del cuore,
non ho risposta certa da dare.
Ma una cosa la so
L’amore, se è amore, non finisce
L’amore finisce e, se è amore vero, poi ritorna
L’amore si allontana e si ritrova.
Come un elastico fino allo stremo
che ti riporta al punto di partenza.
Affidati al tempo,
potrà ridarti un amore
che credevi finito,
o donartene uno nuovo
quello vero
che pensavi di non incontrare

e invece eccolo
sarà lì per te.