Mai più

Ho smesso di amarti non quando è finita,
ma quando ho capito che non mi sarei mai più potuta fidare di te.

La stima di mia madre

L’amore è mia madre
che davanti a tutti,
durante un gioco da tavolo,
alla domanda stupida “a quale personaggio ti ispiri?”
non risponde nessun supereroe né personaggio famoso come gli altri che hanno risposto prima di lei,
ma mi guarda da lontano
e dice: “a mia figlia. Vorrei essere come lei. È la donna più forte che conosco, senza di lei non sarei riuscita a fare nulla”.


Una rosa per amarsi

«Come fai a capire se un uomo ti piace veramente?»

«Lo capisco da tante cose. Ad esempio quando mi regala una rosa.»

«Ah ami i fiori?»

«No, per niente. Innanzitutto non ho il pollice verde, un fiore con me muore subito. Mi secca cambiare l’acqua e tutte quelle cose lì… Lo scordo e non ho il tempo né la voglia. Poi il mio primo fidanzato me ne aveva regalati così tanti, ogni volta che doveva farsi perdonare, che da quel momento non li ho più sopportati. Le rose poi… le sopporto ancora meno! Sono banali. Il primo fiore a caso che tutti regalano. Impegnati un po’, no? Studia chi ami, trova qualcosa di particolare. Scopri il suo fiore preferito.»

«Quindi che succede quando ti regalano dei fiori?»

«Li butto subito, manco a fare la fatica di prendere un vaso, pulirli, sistemarli. Ma… quando qualcuno mi piace davvero tutto cambia. Scelgo il vaso più bello che ho a casa, la stanza e l’angolo migliore per la luce, l’acqua ogni giorno pulita. E poi…»

«E poi?»

«Devi sapere che quando ero piccola avevo provato a conservare qualche rosa che mi avevano regalato. Volevo il ricordo. Ma non ci riuscivo mai: se aspettavo che morisse e poi la conservavo seccava, e quando la riprendevo si sbriciolava tra le mani. Un giorno mi si è avvicinata mia nonna, mi ha sorriso, e mi ha detto “Non aspettare che la rosa sia morta del tutto, prima che accada prendila e taglia il gambo; non interamente, devi lasciarne un pezzettino. Poi mettila a testa in giù, al buio, dentro un cassetto o un mobile. E lasciala lì per alcuni giorni, anche una settimana. Quando la prenderai vedrai che è morta, sì, ma non si sbriciola. Avrà la consistenza perfetta e la conserverà sempre. Così tu avrai il tuo ricordo”. Provai e funzionò.»

«Un bel da fare per una che non ama i fiori.»

«Esatto. Ecco perché quando un uomo mi regala una rosa, se io la guardo, e sento già che la metterò al buio per poterla conservare, vuol dire che quell’uomo è qualcuno di importante per me.»

Ho stima di te

Lui la guardava ogni volta come se fosse la cosa più bella mai vista. Ma non riusciva a dirglielo quanto contasse lei nel suo cuore. Non riusciva a dirle una parola. Dentro di lei si scavavano insicurezze profonde, e tutte le volte che si sentiva così si aggrappava a quello sguardo, era l’unica cosa che aveva, l’unica certezza che lui le dava.
Poi una sera capì che senza volerlo la stava allontanando.
E allora le disse: «io ho stima di te».
«Stima di me?» lei gli rispose.
«Sì, ti stimo per la donna che sei. Prima della tua bellezza, prima dei tuoi pregi, io ho stima di te. Perché nonostante tutto quello che hai vissuto ti sei rimboccata le maniche e ti sei fatta da sola. Perché non chiedi aiuto a nessuno. Sei una donna che basta a se stessa.»
Lei lo guardava incredula, ma felice.
«Tu sei un esempio per me. Mi hai insegnato un sacco di cose. E chissà ancora quante me ne insegnerai. E poi sei bella. Bella di una bellezza non comune, di una bellezza particolare. Sei bella in tutto ciò che fai, nei tuoi modi, in ciò che sei.»
Lei lo guardò con occhi colmi di stupore, si sentiva bellissima come non si era sentita mai.
«E sei sicuro di voler restare? Io sono terribilmente complicata. Vivo tormenti non dimenticati e mi perdo spesso. Forse dovresti avere accanto qualcuna che sia più serena.»
«Tu sei piena di difetti. Molti li conosco e chissà quanti altri ne conoscerò. Ma io mi sono innamorato di te per questi. Non sarebbe amore se restassi solo per le cose belle. Sì, sono sicuro di voler restare. Con tutti i tuoi difetti, con tutti i tuoi casini, con tutti i tuoi pesi. Non me ne vado.»

Ombra

Questa poesia è dedicata a tutte le donne che hanno subito una violenza, fisica o psicologica, o un’umiliazione da un uomo. L’uomo si sente forte nel sopraffare una donna, ma è incapace di lasciarsi amare e soprattutto di amare. L’ombra, la sagoma di cui parla la poesia, simboleggia l’uomo, di cui la donna è terrorizzata. Ogni volta che lo sente avvicinarsi, fisicamente o nei ricordi, la paura si fa sentire. Ci sono violenze che non si dimenticano mai.

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