Amica mia

Lei è l’amica più cara che ho. In genere si usa il termine “migliore amica” ma quando sei grande suona un po’ come adolescenziale. Eppure per lei potrei usarlo benissimo, perché lei non è solo la mia migliore amica, ma è proprio la persona migliore che abbia mai incontrato.
Nel momento in cui la conobbi l’amicizia mi salvò.
Prima di lei avevo avuto altre amiche, alcune anche importanti, quelle che si definiscono le “amiche storiche” con cui cresci. Ma con lei fu subito diverso. Con questo non voglio dire che la costruzione del nostro rapporto fu facile! E se oggi siamo arrivate fin qui il merito, devo ammetterlo, è più suo che mio.

Lei fin dall’inizio ha avuto pazienza con me e, nonostante la evitassi, la tenessi a distanza, non mi esponessi troppo e parlassi di me a stento, lei riuscì ad incastrarsi a me perfettamente.
Riuscì sempre a farmi sentire speciale per lei, e un porto sicuro dove poter stare serena.
Non avevo mai conosciuto nessuno come lei.

Era un Sì?

Erano molto amiche ed erano state sempre presenti nei momenti difficili. L’una dell’altra. L’una per l’altra. Ma era questa la sostanziale differenza con il momento attuale: mentre di solito si erano alternate momenti difficili, questa era la prima volta che ne stavano attraversando uno nello stesso momento. Pesante. Buio. Per motivi diversi, a tratti simili. Eppure, in mezzo a tutta quella tempesta che ognuna delle due stava attraversando, riuscivano ad essere l’unica cosa bella l’una per l’altra. L’unico sorriso. L’unico riparo.
Un giorno, mentre stavano ridendo, una delle due diventò seria e disse: «E se un giorno scoprissimo che la soluzione a tutto eravamo semplicemente noi?»
L’altra non rispose, ma le sorrise. Erano molto diverse, ma molto simili. E quel sorriso era stato come un sì.