Ciò che conta

Nella vita ciò che conta e
che ci contraddistingue
è quello che lasciamo agli altri.
E tu mi hai lasciato tantissimo.

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Come stai?

Quindi mi guardi e ti guardo,
e lì non puoi mentire.
Dimmi, come stai?
Non mi importa sapere come va il lavoro,
e cosa farai domani.
Dimmelo anche, se vuoi.
Ma, di più, vorrei sapere come stai.

Quali pensieri ti portano lontano,
quali ti tieni dentro,
quali non ti fanno dormire,
e quali altri ancora affollano i tuoi giorni.
Ti ascolto in silenzio, se vuoi.
Ti guardo e basta, se vuoi.
L’ascolto e basta la tua vita.
E ci entro piano.
E la rispetto.
E la proteggo.
Come proteggerò te
ogni volta che mi parlerai,
ogni volta che mi darai
anche solo un po’ di te.
Avrò cura di tutto, che sia tu.

Ci incontriamo lì?

Le aveva chiesto di uscire insieme mille volte, ma lei gli aveva sempre detto di no. In quel periodo non aveva nessuna voglia di conoscere gente nuova, era diffidente e con la paura perenne di prendere altre batoste. Però si sentivano tutto il giorno, e a lei questo non era capitato mai con nessuno. Sembravano essere tornati due adolescenti, non riuscivano a stare senza scriversi.
«Dai ma allora questa birra quando?»
«Mai. Ci affidiamo al destino, magari ci incontriamo per caso.»
«Facciamo che ci diamo appuntamento in un posto, ed io mi presento casualmente.»
L’aveva fatta sorridere. Riusciva a farlo sempre ultimamente, quello sconosciuto che le sembrava di conoscere da una vita.
«Dai scegli un posto.»
«No.»
«Ti fai trovare in un bar dove vuoi, io ti chiedo se posso sedermi e prendiamo questa birra. Tutto casuale.»
Lei aveva sorriso di nuovo fissando il cellulare, poi gli disse: «Ok fissiamo una data… 16 luglio 2019»
«Ma è tra un anno!»
«Eh si, dovrai avere un anno di pazienza.»
Ovviamente la vita aveva in serbo altri piani per loro. Da lì a breve ebbero il loro appuntamento e si innamorarono subito. Vissero la più bella delle storie e, come spesso accade, combinarono un sacco di casini e si lasciarono.
A distanza di un anno l’urlo dei pensieri era così forte da far rivivere quasi tutto. E lei, leggendo vecchi messaggi, sorrise nel ricordare quel 16 luglio 2019 promesso scherzando un anno prima.
Chissà se quel giorno si aspetteranno al solito posto, su quella staccionata di legno che aveva fatto da sfondo ai loro momenti più importanti.

Un colpo di scena

Forse per poter ancora credere nelle cose
ciò che manca è il colpo di scena.
Qualcosa che ti rivoluzioni i piani,
che ti sconvolga i programmi,
che ti faccia riprendere a respirare
dopo aver trattenuto il respiro per un po’.
Un colpo di scena.
Un incontro casuale.
Una telefonata inaspettata.
Un sorriso che ti spunta dal cuore,
che ti distragga un attimo i pensieri.
Che tu, per un attimo,

i pensieri possa non ricordarli più.

Jack e Phyllis: un esempio d’amore

Questa storia parte dalla città di Rochester, a New York. Ed è una storia vera, non un film, non un libro, non una fiction. Realtà.

Il 4 ottobre 1941, due ragazzi di 17 anni si incontrano durante una festa. Basta un solo sguardo per innamorarsi. Un solo sguardo per capire che quella sarebbe stata la loro fermata.
Jack aveva l’abitudine di scrivere, le sue emozioni, i suoi pensieri, ciò che gli capitava e che meritava di essere scritto. Oggi lo ringraziamo, perché grazie a questo abbiamo conosciuto la storia di questo amore.

Un amore che ha inizio quella sera. Quando, dopo la festa, Jack sul suo diario scrisse: «È stato un pomeriggio fantastico. Ho incontrato una ragazza meravigliosa. Ed ho ballato con lei. Spero di rivederla».

Si perdono di vista, i tempi sono complicati: è in corso la prima guerra mondiale, che stravolge tutti gli equilibri della vita.

L’amore però, quando è vero, ritorna sempre. Puoi percorrere chilometri di distanza, possono passare anni, nel mezzo può accadere qualsiasi cosa. Ma l’amore, quell’amore, torna. Torna sempre. Perché di fronte all’amore non può vincere nemmeno la volontà umana, di allontanarsi, partire, dimenticare. Non puoi. La vita prima o poi ti rimetterà di nuovo a faccia a faccia con l’amore che ha scelto per te. Il tuo. Uno solo.

Il 20 febbraio 1943 Jack e Phyllis si incontrano di nuovo. Si guardano. Nulla è cambiato. Lui le chiede di sposarsi, lei accetta.

Jack fino a 90 e più anni scrive tutto. Annota tutto sul suo diario. Di quella storia d’amore che non ha avuto fine. Piena di attimi felici, certo, ma anche di momenti difficili, in salita, momenti in cui molti altri avrebbero mollato. Lui no, loro no. Si sono impegnati, giorno per giorno, per non far finire la loro storia. Lui mettendoci un pizzico in più di tutto: di fatica, d’amore.

Nel 2008 Phyllis comincia a non stare bene. Si ammala di demenza senile. All’inizio in maniera lieve, poi sempre più grave.

In quel momento Jack soffre in prima persona, come se la malattia avesse colpito lui. Perché Phyllis, spesso, comincia a non riconoscerlo più.

Jack prova a curarla, da solo, in casa. Ma non ci riesce. Così Phyllis viene ricoverata in un centro specifico. Ma il marito non l’abbandona. Né si perde d’animo di fronte alla perdita di memoria, che la malattia comporta, per Phyllis.

Non possiamo nulla di fronte alle malattie, non siamo farmaci, non siamo la scienza. Ma possiamo amare. E, a volte, l’amore è davvero più forte di tutto. Così Jack decide di non arrendersi. E per quanta disperazione sente dentro di lui tutte le volte che lei non lo riconosce, non può accettarlo. Non può accettare che la donna che ama da 70 anni, con la quale ha condiviso ogni giorno della loro vita insieme, abbia dimenticato tutto.

Jack decide che la malattia non avrebbe vinto di fronte all’amore. Sì, avrebbe aiutato Phyllis a ricordare. Anzi, l’avrebbe aiutata a non dimenticare. Non loro, non la loro storia, non la loro vita insieme.

Ci riesce, o almeno ci prova, grazie ai preziosi diari che Jack ha scritto durante gli anni. Con quelli, può raccontare a Phyllis chi sono stati durante i loro 70 anni d’amore.
Nei loro dialoghi, nei loro litigi, nei loro attimi più belli e in quelli più semplici durante i quali hanno vissuto la quotidianità.
Perché Jack non ha mai smesso di scrivere quei diari. Nei quali ha sempre parlato di lei. E di tutte le cose che hanno fatto insieme.

Da 10 anni Jack, ogni giorno, si reca nella casa di cura dove la moglie è ricoverata. Passano il tempo insieme. Lui non l’abbandona un solo attimo. Le parla, le legge la storia della loro vita. Stringendola a sé, quando Phyllis glielo permette, quando non lo vede troppo come un estraneo. E lui stringe più forte in quegli attimi in cui lo riconosce, per provare a fare scorta del calore e del contatto della moglie. Gli serve durante i giorni più duri, i più frequenti. Quando Phyllis non riesce a farsi abbracciare, quando per lei quello non è il marito né l’uomo che ha amato per una vita. Non sa chi sia. Sono proprio quelli gli attimi in cui Jack soffre di più. Gli attimi in cui, spesso, sarebbe scappato. Ma non l’ha mai fatto. Ha accettato, ha aspettato paziente i giorni migliori.

E c’è stato un giorno migliore. Un attimo migliore. Quello in cui Phyllis l’ha riconosciuto. Quello in cui, per un attimo, sono ritornati ad essere Jack e Phyllis. Quello è stato l’attimo che ha dato forza a Jack.

Così, ogni mattina, lui si affaccia nella stanza della moglie. La guarda per un attimo, prima di entrare, sperando che quello sia un giorno giusto. Un giorno in cui essere riconosciuto, o almeno accettato accanto, tra le letture di quei diari. E se così non sarà, se quello non sarà il giorno giusto, non importa. Jack entrerà comunque. Jack ci sarà sempre. Con lei. Per loro.

Ogni giorno Jack e Phyllis rivivono la loro storia d’amore come se fosse il primo.

Casa è il mare

Ognuno di noi ha un luogo dove rifugiarsi quando i pensieri pesano. Un luogo che sappia di Casa. Dove il silenzio può regalarti le risposte che cerchi e almeno un po’ di ordine al caos che hai dentro.
Per me è il mare.

L’odore di chi si ama

Tra le cose che le piacevano di più c’era quella di aspettarlo a casa mentre lui era al lavoro.
Si guardava intorno e iniziava a sistemare, piccole cose, in punta di piedi. Le piaceva cucinare per lui. Le piaceva stupirlo. Come quel giorno in cui gli riempì la camera da letto di post-it: con tutti i pensieri che non era riuscita a dirgli, le cose che amava, le paure che aveva.
Le piaceva fargli trovare la casa profumata dell’odore che lascia in giro chi ti ama.
Col batticuore appena sentiva rientrarlo, vederlo con quel sorriso che a lui spuntava appena apriva la porta e la trovava lì.

Tempi

Nella fine di un amore esistono tre tempi: il primo, di solito iniziale, è quello in cui niente sembra essere cambiato. Non si sta più insieme ma ci si sente ancora legati all’altro. È il tempo in cui, ogni giorno, uno dei due aspetta che l’altro faccia un passo per sistemare tutto. È il tempo in cui non si è ancora pronti a mettere un punto. Ecco, il primo tempo è una virgola.

Il terzo tempo è quello in cui entrambi hanno smesso d’amare e sono indifferenti l’uno dell’altro. Possono riparlare, non sentono sentimenti dell’amore ma dell’affetto: non c’è attrazione, gelosia, ricordi malinconici, nostalgia, rabbia.

E poi c’è il secondo. Il tempo più difficile e delicato di tutti. Perché è la fine del primo e l’inizio del terzo. Non si sente più quel legame forte ma non si è nemmeno ancora indifferenti. Si sta cominciando ad accettare la fine, ma basta poco per tornare indietro. È un tempo delicato, che va afferrato o lasciato andare. Afferrato per provare a riportarlo al primo, o lasciato andare verso il suo terzo tempo.
E tu oggi cosa scegli?

Il potere terapeutico del mare

Calmo o in tempesta, sembra capire sempre il nostro stato d’animo. Ci ascolta, ci aspetta, ci rasserena. Sembra sapere ogni volta di cosa abbiamo bisogno. E dopo averci ascoltati, ci aiuta a trovare le risposte che cercavamo e a ritrovare la forza per riprendere a camminare sulla la nostra strada.

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