Il gioco dei puntini

«Adoro i puntini di sospensione, li uso un sacco.» Le disse durante uno scambio di messaggi a fine giornata.
Così a lei venne un’idea: gli mandò una frase in codice, scritta con i puntini. Ogni punto una lettera, e dopo ogni parola fatta di puntini uno spazio di divisione, più la punteggiatura. Insomma una frase vera e propria, con l’unica differenza che al posto delle lettere vi erano i puntini e lui doveva indovinare la frase!
Quella però non fu l’unica volta. Da quel momento diventò il loro gioco. Quando dovevano dirsi qualcosa e non ci riuscivano, quando volevano giocare, ma soprattutto quando erano distanti e si mancavano. Lo costruirono giorno per giorno, spontaneamente. A volte era lei a mandargli una frase, altre lui. A volte si davano gli aiuti regalandosi qualche lettera nel mezzo della frase. Altre volte per ottenere le lettere si chiedevano gli indizi. Alla fine se la frase veniva indovinata si vinceva qualcosa, in caso contrario si perdeva.
A pensarci adesso, o a raccontarlo, sembra stupido. Ma in quel momento, quando lo vivevano, era qualcosa di bello. Che non poteva comprendere nessuno se non loro.

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Ogni giorno come il primo

Una tra le cose che mi manca di più è quel tuo braccio enorme che mi avvolgeva e mi faceva sentire protetta.
Sai stasera, appena sono rientrata a casa, stavo togliendo gli orecchini. Ricordi che era una delle prime cose che facevo appena arrivavamo a casa? Andavo in camera da letto e li toglievo, poggiandoli sul comodino, piano piano, facendo finta di perdere un po’ di tempo, così vincevo l’imbarazzo di spogliarmi che avevo ogni volta che venivo a casa tua. Perchè ogni cosa, anche se fatta mille volte, tra noi era sempre come farla per la prima volta. Come fare l’amore, come amarci, come guardarci… ogni giorno come se fosse il primo.

Sicuro di lasciarmi andare?

Vorrei tu non facessi come hanno fatto altri. Vorrei non pensassi che tanto c’è tempo, che è meglio lasciare fare al destino, alla vita. Vorrei non mi lasciassi andare per la mia strada, aspettando che questa mi porti lontano da te. Vorrei che non mi lasciassi conoscere altro, innamorarmi ancora. Vorrei che tu fossi in tempo, che mi tenessi con te, che ci provassi almeno, quell’ultima volta. Vorrei non mancarti quando sarà tardi, domani forse, ma adesso.
Se tu non hai paura di perdermi, o se ti sembra lontano che possa accadere, io ne ho tanta. Perchè lo sento che più passano i giorni più si va avanti. Più vado avanti. Sicuro che non ti mancherò?

Ricominciare dagli errori

«Tu non pensi che potremmo ricominciare?» Le chiese.
«Non credo. Abbiamo fatto troppi errori, e non ha funzionato. Perchè dovrebbe adesso?» Gli rispose lei.
«Perchè possiamo ripartire proprio dagli errori. Ci hanno permesso di conoscerci ancora di più.»
«Ma ci hanno anche fatto perdere.»
«Però ci hanno anche fatto capire quanto l’una conta per l’altro e quanto forte è la mancanza che sentiamo quando l’altro non c’è. Dimmi quando sbaglio, fammelo notare. Io voglio migliorarmi. Migliorare per te, per noi. Non ti posso promettere che funzionerà, e capisco che tu sia spaventata, ma l’unica cosa che posso prometterti è che mi impegnerò sempre per ritrovarci.»

E si amarono tantissimo

L’aveva conosciuta nel momento più sbagliato della sua vita.
Lei con gli uomini aveva chiuso. L’aveva promesso a se stessa.
Così fece per congedarlo subito: «Perdi solo tempo con me».
«Tu non devi fare niente. Lascia fare tutto a me. Sono sicuro che ci ameremo tantissimo» le rispose.
Lei lo guardò incredula e pensò che fosse pazzo.
Ma da quel giorno lui la corteggiò. Come mai nessuno aveva fatto. Fece di tutto per sciogliere quella corazza. E si amarono. Si amarono tantissimo.
«Perché io ho sempre ragione» le diceva lui, sorridendo compiaciuto ogni volta che, di notte mentre facevano l’amore, si ricordavano di amarsi.


L’arte del Kintsugi: salvare i rapporti, partendo dagli errori

Quando un oggetto, cadendo, si rompe in mille pezzi, l’istinto è quello di buttarlo, seppur dispiaciuti o arrabbiati. Lo stesso succede con i rapporti umani. Eppure c’è un’alternativa, più faticosa ma sicuramente più importante: si chiama Kintsugi.

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