Se puoi, resta

Vorrei stare con te in una stanza tutta bianca, una stanza vuota, in cui sederci solo noi due e raccontarci tutto o parte di noi. Poi, forse, non riusciremmo a dire niente, ma il silenzio e i nostri sguardi racconterebbero già molto, se non tutto. Mi fa paura l’intensità con cui ti penso a volte, un pensiero senza confini. Pensarti nelle tue giornate e chiedermi se, durante queste, anche tu pensi un po’ a me.
Non so ancora nulla del tuo passato, e questo mi spaventa. Faccio parte del tuo presente, sì, ma mi manca conoscere come ci sei arrivato. Mi fa paura anche farti conoscere il mio di passato, e chiedermi se lo accetterai.
A volte provo a dirti che non voglio conoscere nessuno, che non mi sento pronta, che voglio stare sola con me. Mi fa altrettanta paura, però, il non riuscire poi a dirtelo, appena sento la tua voce.
Mi fa paura il legame che sento si sta creando, il non volermi staccare da te. E ne ho tanta, di paura, anche di essere ferita e, soprattutto, abbandonata. Lo so, tendo a scappare dai rapporti umani, ma se puoi resta. Anche in una stanza tutta bianca. Anche in una stanza vuota. Non mi serve altro che non sia tu.

Scrivere della gente

All’inizio ho scritto solo della mia vita, dell’amore vissuto sulla mia pelle.
Poi non mi bastava più, perché era tutto al verbo imperfetto e dopo un po’ hai bisogno anche del tempo presente. Allora mi sono guardata intorno ed ho cominciato ad osservare la gente, quando nemmeno si accorge che la sto guardando. Mentre cammino per strada, mentre sono in metro, quando sono al mare, su un muretto, al supermercato, e ovunque. Mi innamoro dei dettagli, è sempre stato così. Allora la guardo e mi rendo conto che l’amore è dappertutto. Mi piace raccontare i gesti, oppure immaginarne il prima e il dopo, chiedendomi se l’ho indovinata la loro storia. Poi mi piace ascoltare, quando mi raccontano le loro storie, ed io le racconto dopo di loro, per loro.
Mi piace scrivere. Scrivere di ognuno. Scrivere di ogni storia. Che non è mai uguale all’altra perchè, pur essendo l’amore un concetto universale, non ne esiste copia alcuna.

Lasciarti andare

Ieri mattina ho avuto paura. Paura di dimenticarti.
Per un attimo non ricordavo più in maniera nitida i nostri ricordi, forse li ho sentiti troppo lontani.
Per un attimo il tempo passato ad aspettare il nostro secondo tempo mi è sembrato inutile, sprecato. Perché ho sentito il nulla da stringere nel presente. E di stringere il passato ho paura di non riuscirci più.
Ieri ho sentito una sensazione strana. Come se tu non ci fossi più nella mia vita. Come se non ci fossimo più Noi. Sì, lo so cosa stai pensando… che già non ci sei più nella mia vita da un po’, che ormai nemmeno Noi ci siamo più da un po’.
Ma vedi, quando ci si ama ancora, poco importa se non si sta più insieme, si è sempre presenti l’uno nella vita dell’altro. Come quando c’eri in ogni cosa che facevo o dicevo. In ogni sorriso comparso in quel luogo che era stato nostro, in quel modo di fare che era il tuo, in quel piccolo segnale causale del giorno che mi riportava a te.
Ieri mattina ho avuto paura. Di colpo. Di dimenticare il suono della tua voce. Di dimenticare i tuoi gesti. I tuoi movimenti. I tuoi tratti.
Ho avuto paura di dimenticare i nostri sorrisi appena salita in macchina, anche quando era tempesta fra noi. Perché lo sai, me lo dicevi sempre, che il bello era questo. Che bastava uno sguardo per ritrovare la strada che portava a Noi. Ho avuto paura di dimenticare i tuoi occhi. Quelli che mi avevano fatta innamorare di te, seduto sulla staccionata ad aspettarmi, la sera del nostro primo appuntamento. Perché è lì che ci siamo innamorati. Subito. Con uno sguardo. E poi un altro. E un altro ancora.
Certo è strano. Non è passato poi molto. Non da dimenticare tutto questo.
Qualcuno dice che sia un meccanismo automatico di difesa: pur di non sentire più l dolore, la tua mancanza che ormai non mi faceva respirare, sto cominciando, senza deciderlo, a non ricordare più nulla. Non ricordo più nemmeno se ci siamo amati davvero, se ci siamo stati davvero, se siamo esistiti davvero.
Faceva caldo, era estate… c’eravamo io e tu, Noi, e la serenità che ci faceva stare bene, la felicità che meritavamo. C’eravamo, oppure no?
Non ricordo. Comincia a sbiadire tutto.
Forse la vita mi sta dicendo che sì, è arrivato il momento di lasciarti andare.

Poi sei arrivato tu

Credere di meritare il meglio, me l’hai fatto capire tu.
Io prima di incontrarti mi ero sempre accontentata, di amori sbagliati, distratti, assenti. Mi ero accontentata del poco che sembrava capitarmi. Perché anche io mi sentivo troppo poco, e allora pensavo che quel poco fosse già tanto per una come me.
Poi sei arrivato tu: volevi fare le cose in due, volevi che non fossi sola, volevi esserci sempre, volevi vivere il tempo insieme. Volevi abbracciarmi forte. Più forte di tutto il male che c’era stato prima di te.
Io solo con te ho capito di potere avere anche io un amore presente, felice, forte, completo.
Non te l’ho mai detto, ma è stato grazie a te se ho iniziato ad amare me stessa.