Se puoi, resta

Vorrei stare con te in una stanza tutta bianca, una stanza vuota, in cui sederci solo noi due e raccontarci tutto o parte di noi. Poi, forse, non riusciremmo a dire niente, ma il silenzio e i nostri sguardi racconterebbero già molto, se non tutto. Mi fa paura l’intensità con cui ti penso a volte, un pensiero senza confini. Pensarti nelle tue giornate e chiedermi se, durante queste, anche tu pensi un po’ a me.
Non so ancora nulla del tuo passato, e questo mi spaventa. Faccio parte del tuo presente, sì, ma mi manca conoscere come ci sei arrivato. Mi fa paura anche farti conoscere il mio di passato, e chiedermi se lo accetterai.
A volte provo a dirti che non voglio conoscere nessuno, che non mi sento pronta, che voglio stare sola con me. Mi fa altrettanta paura, però, il non riuscire poi a dirtelo, appena sento la tua voce.
Mi fa paura il legame che sento si sta creando, il non volermi staccare da te. E ne ho tanta, di paura, anche di essere ferita e, soprattutto, abbandonata. Lo so, tendo a scappare dai rapporti umani, ma se puoi resta. Anche in una stanza tutta bianca. Anche in una stanza vuota. Non mi serve altro che non sia tu.

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L’arte del Kintsugi: salvare i rapporti, partendo dagli errori

Quando un oggetto, cadendo, si rompe in mille pezzi, l’istinto è quello di buttarlo, seppur dispiaciuti o arrabbiati. Lo stesso succede con i rapporti umani. Eppure c’è un’alternativa, più faticosa ma sicuramente più importante: si chiama Kintsugi.

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