Cactus

Tutti parlano del dolore dell’amore, ma c’è un altro dolore che meriterebbe altrettante poesie, canzoni, racconti. L’amicizia. Cullata, protetta, rispettata. Quanto un amore. Quanto una sorella. Perchè di questo si tratta, quando un’amicizia è vera. Al pari di un amore, all’altezza di una famiglia. Poi un giorno ricevi uno schiaffo, poi il secondo, al terzo vai via. E anche se non toccherebbe a te fare un passo, anche se dovresti aspettare delle scuse o almeno un ritorno, ti muovi tu. Contro orgoglio sempre, contro cuore mai. Ma la verità è che i rapporti a passi singoli non fanno un cammino. Non basta riprendere a costruire, mattone su mattone se poi, quei mattoni, l’altro li butta giù. Solo per vederti crollare, piano piano, insieme a quei mattoni. Solo per il gusto di decidere, senza motivo, i tempi dello spettacolo. Allora, imparate a non permettere agli altri di usarvi in base ai loro umori. Imparate che i rapporti da soli non potete sorreggerli. Che la sconfitta di un rapporto non è colpa vostra. Imparate che merita di starvi accanto solo chi muove i passi insieme a voi. Incontro e non contro. Imparate a non lasciare socchiuse porte che, invece, devono essere chiuse. E mai più riaperte.

Quell’angolo di cuore

A volte un rapporto sembra finito. Tra problemi, paure e incomprensioni sembra doversi chiudere per forza. Ti convinci che non debba andare. Se a volte ti viene nostalgia la sposti, quando affiorano i ricordi belli li scansi abilmente e, per dimenticare prima, ti concentri su quelli brutti. Per evitare di crollare, per non pensare alle cose della tua vita che avevi messo in discussione, vai avanti. Ti distrai e ti dedichi ad altro. Ti sembra anche di essere pronta ad un altro rapporto. Ma proprio quando vivi i tratti di questa nuova vita, che ti sembra così lontana da ciò che c’era prima, quel “prima” non fa altro che tornare. E allora forse dovremmo capire che ci sono cose nella vita che per quanto siano lontane, e per quanto le consideriamo parte del passato, in realtà sono rimaste in quell’angolo di cuore in cui sono entrate il primo giorno dell’inizio. Forse la differenza è tutta qui: molte cose finiscono ma altre, nonostante tempo rabbia e distanza, semplicemente restano.

Amica mia

Lei è l’amica più cara che ho. In genere si usa il termine “migliore amica” ma quando sei grande suona un po’ come adolescenziale. Eppure per lei potrei usarlo benissimo, perché lei non è solo la mia migliore amica, ma è proprio la persona migliore che abbia mai incontrato.
Nel momento in cui la conobbi l’amicizia mi salvò.
Prima di lei avevo avuto altre amiche, alcune anche importanti, quelle che si definiscono le “amiche storiche” con cui cresci. Ma con lei fu subito diverso. Con questo non voglio dire che la costruzione del nostro rapporto fu facile! E se oggi siamo arrivate fin qui il merito, devo ammetterlo, è più suo che mio.

Lei fin dall’inizio ha avuto pazienza con me e, nonostante la evitassi, la tenessi a distanza, non mi esponessi troppo e parlassi di me a stento, lei riuscì ad incastrarsi a me perfettamente.
Riuscì sempre a farmi sentire speciale per lei, e un porto sicuro dove poter stare serena.
Non avevo mai conosciuto nessuno come lei.

L’arte del Kintsugi: salvare i rapporti, partendo dagli errori

Quando un oggetto, cadendo, si rompe in mille pezzi, l’istinto è quello di buttarlo, seppur dispiaciuti o arrabbiati. Lo stesso succede con i rapporti umani. Eppure c’è un’alternativa, più faticosa ma sicuramente più importante: si chiama Kintsugi.

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