Lo sai?

Sai quando è stata la prima volta che mi sono davvero interrogata su chi fossi per me? Quando eravamo insieme, in mezzo agli altri, e mi voltavo sempre verso di te per cercarti con lo sguardo.
L’altro giorno ho pensato alle prime volte che provavamo a conoscerci, alle prime parole scambiate. Mi piaceva come parlavi, le cose che sapevi, quelle che dicevi. Altre cose non le sopportavo già, però erano di meno. O forse erano di più ma sempre troppo poche di fronte all’Amore. Perché di amore si trattava. Anche quando mi imponevo di non ammetterlo.
E sai un’altra cosa che mi aveva fatto capire quanto contassi per me? Quando ero in piedi accanto a te e speravo ti avvicinassi a me. Ancora me la ricordo la prima volta che goffamente mi hai abbracciata, la prima volta che tra l’imbarazzo e la paura mi hai stretta a te. E lì, altra cosa che mi ha dato da pensare. Perché io non amo il contatto umano, sono difficile. Eppure il tuo non mi aveva dato fastidio, ci stavo bene.

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Da D ad F, le loro iniziali

Ho conosciuto una ragazza,
mi ha raccontato per caso
la sua storia d’amore.
Poco,
pochissimo,
ma sono bastate poche parole
per voler scrivere di lei.
L’ho immaginata.
Lei e lui.
Insieme a Piccola,
una gatta,
la loro,
regalo d’amore che li lega.
Anche adesso che non stanno insieme.

Sono passati anni
da quando si sono lasciati.
Sembra almeno,
perché poi c’è il cuore
e lui li tiene insieme.
Come altri,
come tanti,
prima di loro,
dopo di loro.
Questa è la storia di mille storie,
di amori forti
che non dovrebbero finire,
ma che finiscono
tutti o quasi

inevitabilmente.
Senza logica,
senza dovere,
senza volere.
E poeti,
maestri,
cantanti,
scrittori
ci provano a capirne il motivo
ma non ci riescono.
E allora ne scrivono,
ne raccontano i tratti,
ne ricordano l’eco.
Come loro,

da D ad F,
le loro iniziali.
Lui che l’amava molto
più di tutti.
Lui che ne amava i difetti,
che la faceva sentire più bella
di come si sentiva da sola.
Lui e lei.
In campeggio,
in macchina,
in tenda,
nei progetti
e nei sogni.
Lui e lei
e Piccola

che li ha uniti.
Gatta
e testimone d’amore.
Il loro.
E salvezza.
Perché ha salvato lei
quando tutto era buio,
nero.
Quando lui ha fatto un errore,
di nome abbandono.
Per poi ritornare,
riconquistare,
amare
ancora di più,
più forte e più stretto.

L’amore,
che spesso impone gli sbagli
per poter scoprirsi più grande.
Ma ne lascia i segni,
le cicatrici,
le ferite fragili.
E vince l’orgoglio
che ha vinto su lei.
E non l’ha perdonato,
ha temuto un altro abbandono.
L’orgoglio,
maestro di danni.
E finisce un amore,
e all’inizio sembra giusto così.

Ma passa il tempo
e manca quel cuore.
E oggi ancora le brillano gli occhi
le basta soltanto nominarlo
raccontarlo
ricordarlo.
Quello era amore,
finalmente l’hai capito,
ed eri felice.
Tormenti,
domande
sarò ancora felice?

Si chiede.
Se l’amore è uno solo
io l’ho perso
ne avrò mai un altro?

Ed io,
umile poeta al servizio del cuore,
non ho risposta certa da dare.
Ma una cosa la so
L’amore, se è amore, non finisce
L’amore finisce e, se è amore vero, poi ritorna
L’amore si allontana e si ritrova.
Come un elastico fino allo stremo
che ti riporta al punto di partenza.
Affidati al tempo,
potrà ridarti un amore
che credevi finito,
o donartene uno nuovo
quello vero
che pensavi di non incontrare

e invece eccolo
sarà lì per te.

Io non ti amo più

Lui lo aveva capito da tanto che io non lo amavo più, ma io non lo sapevo.
Era tornato tante volte. Negli ultimi tempi mi era stato molto vicino. Adesso era arrivato però il momento di dirglielo, anche se era difficile: per lui perchè l’avrei fatto soffrire, per me perchè l’avrei perso. E per me era sempre stato un punto di riferimento. Però dovetti prendermi di coraggio, e al suo ennesimo “perché no?” glielo dissi: “io non ti amo più”. La prima volta provo a zittirmi la bocca con la mano, lo spostai. La seconda mi parlò di sopra smorzando le mie parole. La terza dovette ascoltarmi: «Ci sono molti amori che tornano, che si ritrovano, anche più belli di prima. Ma non questo, non noi. La mia testa è altrove. E per quanto vorrei impormelo io non ti amo, non ti amo più». Ci fu silenzio. E
proprio quando mi aspettavo insulti e ulteriori richieste mi disse soltanto “Lo so”.
«Lo sai?» gli chiesi.
«So che non mi ami più da moltissimi mesi. O forse da sempre. Dalla prima volta in cui mi parlasti di lui.» Poi proseguì ricordandomi alcuni episodi, qualcosa che avevo detto e che nemmeno ricordavo. Mi chiesi perché avesse fatto così tanto nell’ultimo periodo pur sapendo per primo che, anche quando sembravo confusa, non lo amavo. Sembrò leggermi nel pensiero: «Ci ho provato, fino all’ultimo. Se è questo che ti stai chiedendo. Sono tornato, e sono rimasto, sperando ti accorgessi di nuovo di me. Speravo che tornassi ad amarmi come quando c’ero solo io, che tornassi ad amarmi come un tempo, prima che commettessi l’errore di perderti.»

Ma quel tempo non c’era più, e questo ormai da tanto non era più il nostro.

Ci incontriamo lì?

Le aveva chiesto di uscire insieme mille volte, ma lei gli aveva sempre detto di no. In quel periodo non aveva nessuna voglia di conoscere gente nuova, era diffidente e con la paura perenne di prendere altre batoste. Però si sentivano tutto il giorno, e a lei questo non era capitato mai con nessuno. Sembravano essere tornati due adolescenti, non riuscivano a stare senza scriversi.
«Dai ma allora questa birra quando?»
«Mai. Ci affidiamo al destino, magari ci incontriamo per caso.»
«Facciamo che ci diamo appuntamento in un posto, ed io mi presento casualmente.»
L’aveva fatta sorridere. Riusciva a farlo sempre ultimamente, quello sconosciuto che le sembrava di conoscere da una vita.
«Dai scegli un posto.»
«No.»
«Ti fai trovare in un bar dove vuoi, io ti chiedo se posso sedermi e prendiamo questa birra. Tutto casuale.»
Lei aveva sorriso di nuovo fissando il cellulare, poi gli disse: «Ok fissiamo una data… 16 luglio 2019»
«Ma è tra un anno!»
«Eh si, dovrai avere un anno di pazienza.»
Ovviamente la vita aveva in serbo altri piani per loro. Da lì a breve ebbero il loro appuntamento e si innamorarono subito. Vissero la più bella delle storie e, come spesso accade, combinarono un sacco di casini e si lasciarono.
A distanza di un anno l’urlo dei pensieri era così forte da far rivivere quasi tutto. E lei, leggendo vecchi messaggi, sorrise nel ricordare quel 16 luglio 2019 promesso scherzando un anno prima.
Chissà se quel giorno si aspetteranno al solito posto, su quella staccionata di legno che aveva fatto da sfondo ai loro momenti più importanti.

Ogni giorno come il primo

Una tra le cose che mi manca di più è quel tuo braccio enorme che mi avvolgeva e mi faceva sentire protetta.
Sai stasera, appena sono rientrata a casa, stavo togliendo gli orecchini. Ricordi che era una delle prime cose che facevo appena arrivavamo a casa? Andavo in camera da letto e li toglievo, poggiandoli sul comodino, piano piano, facendo finta di perdere un po’ di tempo, così vincevo l’imbarazzo di spogliarmi che avevo ogni volta che venivo a casa tua. Perchè ogni cosa, anche se fatta mille volte, tra noi era sempre come farla per la prima volta. Come fare l’amore, come amarci, come guardarci… ogni giorno come se fosse il primo.

Al lavoro da papà

Mi guardai intorno, quel quartiere lo conoscevo bene. Ero indecisa se dirle che una parte di me era legata a quella zona, ma decisi che era ancora troppo presto. Mi guardai un attimo intorno, quella zona mi faceva sempre uno strano effetto: proprio lì, a un solo isolato, lavorava mio padre. Per me quella zona era terreno della mia infanzia, e mi venne in mente quando da piccolina correvo fuori dalla scuola per raggiungere il negozio di papà, per stare con lui quanto più tempo possibile, anche se lui non mi guardava mai. Provai ad allontanare i ricordi e andai via.

Sarò fiera di te

«Nonna a che pensi? Sei molto silenziosa.» Le chiese la piccola mentre asciugava i piatti puliti che le porgeva la nonna dopo averli lavati. Era domenica, avevano finito di pranzare, tutta la famiglia. Era stato un pranzo acceso, con tante discussioni.
«Stavo pensando a te», le rispose la nonna. «A volte mi scordo l’età che hai. Sei una bambina molto piccola eppure sei riuscita a zittire tutti a tavola. Ti immagino da grande e mi trema il cuore. Perchè so che sarà difficile per te vivere in questo mondo, ma so anche che sarai una grande donna. Sono fiera della donna che sarai!»
«Nonna ma non sono ancora una donna!»

«Ma ti immagino già, guerriera e onesta, dalla parte giusta. Forse io quel giorno non ci sarò già più, ma tu ricordati che sarò fiera di te!»

Tutto dentro

Era come una seconda mamma per me. Ricordavo ancora quando un mese fa mi aveva incoraggiata a buttarmi in una storia con tutto il cuore. E ora era lì, che mi chiamava tutti i giorni, che mi chiedeva di dirle cosa avessi dentro, di buttare tutto fuori. Tutte le volte alla fine era solo lei a parlare e raccontarmi, ma a me non pesava, mi è sempre piaciuto ascoltare le persone. Io non riuscivo a dire nulla di quello che sentivo dentro in quei giorni: problemi a casa, problemi sul lavoro, quello che credevo il mio caro amico che mi aveva tradita e si era venduto, e il mio amore andato via. Come avrei potuto spiegarlo?

Chiudi gli occhi e pensa al domani

«Nonna ma tu cosa fai quando passi una brutta giornata?»
Era appena uscita da scuola, ed era corsa incontro alla nonna.
Le piaceva quando la veniva a prendere lei, era sempre puntuale, andavano a comprare il pane caldo e lo mangiavano camminando per strada fino ad arrivare a casa.
«Perché me lo chiedi? Cos’è successo a scuola?»
«Non a scuola.»
«A casa?»
«Non voglio parlarne.»
Silenzio. Si stringevano più forte le mani.
E poi la nonna diceva: «quando una giornata non è andata bene tu chiudi gli occhi, e pensa al domani. Domani sarà sempre un nuovo giorno, qualsiasi cosa sia successa oggi.  Chiudi gli occhi e immagina qualcosa di bello che potrai fare domani.»
Silenzio. La bambina stava riflettendo, non sembrava molto convinta.
«Lo so che adesso ti sembra poco, ma ricorda queste parole anche quando sarai grande. Quando le giornate ti sembreranno troppo difficili tu chiudi gli occhi, e pensa al domani.»

Il cuore anche negli sbagli

Ci ritroveremo nelle cose più piccole:
la canzone alla radio che non trasmettevano da un po’,
la luna che si riflette sul mare,
i tappi di birra di qualcun altro che vorrei conservare
ma che non hanno lo stesso valore.
Qualcuno che mi vuole conoscere
mentre guardo distratta la birra nel nostro locale.
I biscotti che non riesco più a cucinare,
e le frittate che non so più fare.
Il tempo senza fare nulla che non so più prendermi,
le cose che non ho potuto più spiegare
e quelle che non ho più potuto imparare.
I pigiami da piegare,
il letto da rifare,
e il rumore del caffè che sale:
mi puoi insegnare?
Le persone sbagliate incontrate lungo il cammino,
solo per ricordarmi com’è che ci si sentiva amati.
E i maestri che siamo stati a incasinare tutto,
il cuore messo anche negli sbagli.