Ci incolliamo

È sempre la stessa storia, tra di noi.
Inizio pensando che non voglio risponderti, che devo starti lontana, che userò due o tre parole di cortesia per troncare ogni dialogo. Ma poi accade la stessa cosa del primo giorno: ridiamo, scherziamo, ci incolliamo. Doveva essere un messaggio ma diventano molti. Dovevano essere solo due minuti ma diventano delle ore. Ci incolliamo. Adesso per iscritto, ogni tanto, sul telefono. Prima invece era la pelle, la mia sulla tua. Gli abbracci e i baci. E i sorrisi. E gli sguardi. Io incollata a te. È cambiato tutto, quanto ci fa comodo pensarlo? Poi iniziamo a scrivere e, allora, chiunque capirebbe: non è cambiato niente. Ci incolliamo.

Era un Sì?

Erano molto amiche ed erano state sempre presenti nei momenti difficili. L’una dell’altra. L’una per l’altra. Ma era questa la sostanziale differenza con il momento attuale: mentre di solito si erano alternate momenti difficili, questa era la prima volta che ne stavano attraversando uno nello stesso momento. Pesante. Buio. Per motivi diversi, a tratti simili. Eppure, in mezzo a tutta quella tempesta che ognuna delle due stava attraversando, riuscivano ad essere l’unica cosa bella l’una per l’altra. L’unico sorriso. L’unico riparo.
Un giorno, mentre stavano ridendo, una delle due diventò seria e disse: «E se un giorno scoprissimo che la soluzione a tutto eravamo semplicemente noi?»
L’altra non rispose, ma le sorrise. Erano molto diverse, ma molto simili. E quel sorriso era stato come un sì.