Il tuo posto

Oggi ho ripreso a scriverti. E a pensarti. Anzi, di pensarti non ho mai smesso.
Vorrei iniziare con “Ciao amore mio” ma suona ridicolo per chi si è detto addio.
Come stai? A me va tutto apparentemente bene, sorrido alla gente e scherzo sempre, poi ci rifletto e so che niente va come dovrebbe. Che nulla è al proprio posto.
Dove sei? Cosa fai? Oggi fa freddo e tu dovresti essere qui, a riscaldarmi, a stringermi. Ma non ci sei e, allora, tra le cose che non sono al proprio posto ho capito che ci sei anche tu. Il tuo posto è qui.

Il gioco dei puntini

«Adoro i puntini di sospensione, li uso un sacco.» Le disse durante uno scambio di messaggi a fine giornata.
Così a lei venne un’idea: gli mandò una frase in codice, scritta con i puntini. Ogni punto una lettera, e dopo ogni parola fatta di puntini uno spazio di divisione, più la punteggiatura. Insomma una frase vera e propria, con l’unica differenza che al posto delle lettere vi erano i puntini e lui doveva indovinare la frase!
Quella però non fu l’unica volta. Da quel momento diventò il loro gioco. Quando dovevano dirsi qualcosa e non ci riuscivano, quando volevano giocare, ma soprattutto quando erano distanti e si mancavano. Lo costruirono giorno per giorno, spontaneamente. A volte era lei a mandargli una frase, altre lui. A volte si davano gli aiuti regalandosi qualche lettera nel mezzo della frase. Altre volte per ottenere le lettere si chiedevano gli indizi. Alla fine se la frase veniva indovinata si vinceva qualcosa, in caso contrario si perdeva.
A pensarci adesso, o a raccontarlo, sembra stupido. Ma in quel momento, quando lo vivevano, era qualcosa di bello. Che non poteva comprendere nessuno se non loro.