Io non ti amo più

Lui lo aveva capito da tanto che io non lo amavo più, ma io non lo sapevo.
Era tornato tante volte. Negli ultimi tempi mi era stato molto vicino. Adesso era arrivato però il momento di dirglielo, anche se era difficile: per lui perchè l’avrei fatto soffrire, per me perchè l’avrei perso. E per me era sempre stato un punto di riferimento. Però dovetti prendermi di coraggio, e al suo ennesimo “perché no?” glielo dissi: “io non ti amo più”. La prima volta provo a zittirmi la bocca con la mano, lo spostai. La seconda mi parlò di sopra smorzando le mie parole. La terza dovette ascoltarmi: «Ci sono molti amori che tornano, che si ritrovano, anche più belli di prima. Ma non questo, non noi. La mia testa è altrove. E per quanto vorrei impormelo io non ti amo, non ti amo più». Ci fu silenzio. E
proprio quando mi aspettavo insulti e ulteriori richieste mi disse soltanto “Lo so”.
«Lo sai?» gli chiesi.
«So che non mi ami più da moltissimi mesi. O forse da sempre. Dalla prima volta in cui mi parlasti di lui.» Poi proseguì ricordandomi alcuni episodi, qualcosa che avevo detto e che nemmeno ricordavo. Mi chiesi perché avesse fatto così tanto nell’ultimo periodo pur sapendo per primo che, anche quando sembravo confusa, non lo amavo. Sembrò leggermi nel pensiero: «Ci ho provato, fino all’ultimo. Se è questo che ti stai chiedendo. Sono tornato, e sono rimasto, sperando ti accorgessi di nuovo di me. Speravo che tornassi ad amarmi come quando c’ero solo io, che tornassi ad amarmi come un tempo, prima che commettessi l’errore di perderti.»

Ma quel tempo non c’era più, e questo ormai da tanto non era più il nostro.

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Colpita e affondata

Lui era sempre stato il migliore, in tutto.
Ad amarla ma anche a ferirla.
Ci riusciva come nessuno mai,
nel modo più inaspettato,

nascosto, perfetto.
E se i piccoli e medi dolori concedono
una grande rabbia e delle numerose lacrime,
i grandi li riconosci perchè

lasciano solo freddo e silenzio.
Silenzio.
Colpita e affondata.

Come stai?

Quindi mi guardi e ti guardo,
e lì non puoi mentire.
Dimmi, come stai?
Non mi importa sapere come va il lavoro,
e cosa farai domani.
Dimmelo anche, se vuoi.
Ma, di più, vorrei sapere come stai.

Quali pensieri ti portano lontano,
quali ti tieni dentro,
quali non ti fanno dormire,
e quali altri ancora affollano i tuoi giorni.
Ti ascolto in silenzio, se vuoi.
Ti guardo e basta, se vuoi.
L’ascolto e basta la tua vita.
E ci entro piano.
E la rispetto.
E la proteggo.
Come proteggerò te
ogni volta che mi parlerai,
ogni volta che mi darai
anche solo un po’ di te.
Avrò cura di tutto, che sia tu.

Non smettere di lottare

Un padre che lotta per sua figlia
avrà sempre il mio rispetto.
Quando ti conobbi fu la mia
promessa del primo giorno:
farò sempre un passo indietro

di fronte a lei.

Ma non ti avevo detto che con lei
intendevo anche l’amore per lei.
Per questo resto qui, in silenzio.
Perché lo so che sei ancora
dentro la battaglia.
Anche se lo so che non c’è guerra che tu non riuscirai a vincere.
Che non c’è limite d’amore
che ti potrà fermare.

Un padre che lotta per sua figlia
avrà sempre il mio rispetto.
Proprio perché io figlia
non lo sono stata.
Proprio perché il mio padre

non lo è stato.
Per questo so perché io sono qui e tu sei lì.

E forse meglio così.

Io ti tengo tra le mie braccia
da lontano, e se chiudi gli occhi puoi sentirmi.
Ti tengo come riusciva a rasserenarti:
la tua testa sulle mie gambe,
gli abbracci stretti sul divano,
la mano mentre guidi,
e cuore su cuore la notte.

L’estate profuma di te

Se è vero che ogni periodo porta con sé un odore,
se è vero che colleghiamo profumi a momenti,
allora per me l’estate profuma di te. Porta il tuo odore. Anche se non siamo andati al mare. Anche se lavoravamo sempre.
Sa di caldo insopportabile e di serate cercando stelle. Sa di sorrisi e gelosie. Di confidenze in riva al mare, mostrare il cuore con la luna testimone e la spiaggia silenziosa. Sa di essere diversi dagli altri, di cercare posti tranquilli senza gente, o va bene anche casa.

Che tanto ci bastava poco. Un panino a notte fonda, il tragitto in macchina e la stanchezza da nascondere. Due chiacchiere prima di dormire e buonanotte strette.

Crocetta o “nonostante tutto”

Non ero una ragazza dai gusti facili e, nonostante dovessi ammettere che di ragazzi che mi facevano la corte ne avevo abbastanza, c’era sempre qualcosa in ognuno di loro che non mi andava bene. Alternavo periodi di totale chiusura, durante i quali rifiutavo persino un caffè, a periodi di “prova” se così possiamo definirli, durante i quali se qualcuno mi sembrava interessante magari mi convincevo a tentare un’uscita. Una sola, era difficile che qualcuno con me arrivasse alla seconda. Magari i più fortunati alla seconda o terza, se proprio vogliamo esagerare. Non lo facevo di proposito, non ero una di quelle che se la tirano o con la puzza sotto il naso, e nemmeno una di quelle che ti guardano dall’alto in basso, super viziate che non si accontentano mai. Io, semplicemente, avevo difficoltà a sentire qualcosa per qualcuno. E, soprattutto, avevo una visione troppo grande dell’amore, una considerazione troppo alta. Credo molto nelle sensazioni a pelle, nelle persone che si piacciono e non sanno spiegare il perché, quindi se ho qualcuno vicino ma non sento nulla non riesco a fingere o a portarla per le lunghe. Credo sia per questo che non ho mai compreso la gente che riesce a stare in coppia pur non essendo innamorata, o quelle coppie che stanno insieme per abitudine, o per paura della solitudine. Io, non avendo avuto una famiglia su cui contare, ero sempre stata abituata a cavarmela da sola, e anche quando mi ero fidanzata non mi ero mai “appoggiata” al mio uomo. La paura di ricevere un rinfaccio o, peggio, la paura di sentirmi debole e perduta una volta ritrovata sola mi terrorizzava.
Insomma, io da sola stavo da Dio, non mi mancava nulla! E quando ti senti così, puoi stare con qualcuno solo se quel qualcuno riesce a rendere migliore quella situazione già ottima. La mia più cara amica si divertiva parecchio con me, si era anche inventata una sorta di codice per depennare gli uomini che non mi andavano bene. Il codice consisteva nelle classiche spunte e crocette, come quelle dei test, che ti dicono se il risultato è positivo o negativo. Solo che nel mio caso di spunte lei non poteva metterne mai, e la lista includeva solo crocette. Al ritorno da ogni appuntamento lei era li che mi aspettava: trovavo un suo messaggio con scritto “com’è andata?” e io le dicevo che non era andata bene, e lei mi rispondeva “ok, crocetta”, che nel nostro linguaggio significava depennato.

Le motivazioni che le davo erano la parte che la divertiva di più: quel tipo no perché a tavola stava troppo in silenzio, quell’altro no perché invece parlava troppo; no perché era troppo curato più di una donna, no perché portava una camicia orrenda, e cosi via di seguito. Lei mi definiva “spietata”, anche perché non davo giustificazioni a nessuno e neppure seconde possibilità. Per questo le era stato sempre facile capire quando un uomo mi piaceva davvero, anche quando io non volevo ammetterlo a me stessa. Perchè le uscite diventano più di due, e anche quando c’erano difetti, dubbi e problemi, non mollavo. Non depennavo. Nessuna crocetta. Piuttosto un “nonostante tutto”. L’amore è il “nonostante tutto”.

Sarò fiera di te

«Nonna a che pensi? Sei molto silenziosa.» Le chiese la piccola mentre asciugava i piatti puliti che le porgeva la nonna dopo averli lavati. Era domenica, avevano finito di pranzare, tutta la famiglia. Era stato un pranzo acceso, con tante discussioni.
«Stavo pensando a te», le rispose la nonna. «A volte mi scordo l’età che hai. Sei una bambina molto piccola eppure sei riuscita a zittire tutti a tavola. Ti immagino da grande e mi trema il cuore. Perchè so che sarà difficile per te vivere in questo mondo, ma so anche che sarai una grande donna. Sono fiera della donna che sarai!»
«Nonna ma non sono ancora una donna!»

«Ma ti immagino già, guerriera e onesta, dalla parte giusta. Forse io quel giorno non ci sarò già più, ma tu ricordati che sarò fiera di te!»

Il tradimento di un amico

Avevo intuito che qualcuno tra loro mi stesse tradendo. Lo avvertivo ma non riuscivo a capire chi fosse.
Li guardavo, gli volevo bene. Quelli erano i miei ragazzi, compagni di avventure, battaglie, sorrisi. Eppure, forse, sarei riuscita a sopportarlo da tutti, meno che lui.
Il più caro amico del gruppo, quello con cui avevamo organizzato uscite a quattro tra fidanzati, silenzioso come me, serio come me, onesto come me. Quando lo scoprii fu dura, erano già i giorni più duri di quel periodo e lo furono ancora di più. Proprio lui, che mi aveva trovata sempre al suo fianco quando tutti gli altri lo avevano lasciato solo, quello a cui avevo dato la mia mano quando aveva bisogno di supporto, la mia schiena quando aveva bisogno di protezione, la mia spalla nei momenti brutti. Non era più lui, o forse era sempre stato così ed io non me ne ero accorta. Venduto per interessi. La nostra amicizia era valsa così poco.

Amarla così com’è

«Perchè sei andato via? Che ho fatto?»
«Mi hai mandato via tu, con i tuoi soliti modi!»
«Quali modi?» Lei gli chiese con un filo di voce.
«A volte sei aggressiva. Tratti chi ti ama come se fosse il tuo nemico. E fa male.»
Silenzio. Lei aveva abbassato la testa. Poi aveva distolto lo sguardo, verso chissà dove. Poi gli disse: «Mi dispiace. Vorrei essere un’altra persona.»
«Scusami tu. Davvero.» Le rispose lui, mentre la guardava fisso negli occhi. «Lo so benissimo perchè senti di doverti proteggere. Tu non devi cambiare. Se tu non avessi queste parti, così come sono, non saresti tu. Ed io non mi sarei innamorato di te.»

Chiudi gli occhi e pensa al domani

«Nonna ma tu cosa fai quando passi una brutta giornata?»
Era appena uscita da scuola, ed era corsa incontro alla nonna.
Le piaceva quando la veniva a prendere lei, era sempre puntuale, andavano a comprare il pane caldo e lo mangiavano camminando per strada fino ad arrivare a casa.
«Perché me lo chiedi? Cos’è successo a scuola?»
«Non a scuola.»
«A casa?»
«Non voglio parlarne.»
Silenzio. Si stringevano più forte le mani.
E poi la nonna diceva: «quando una giornata non è andata bene tu chiudi gli occhi, e pensa al domani. Domani sarà sempre un nuovo giorno, qualsiasi cosa sia successa oggi.  Chiudi gli occhi e immagina qualcosa di bello che potrai fare domani.»
Silenzio. La bambina stava riflettendo, non sembrava molto convinta.
«Lo so che adesso ti sembra poco, ma ricorda queste parole anche quando sarai grande. Quando le giornate ti sembreranno troppo difficili tu chiudi gli occhi, e pensa al domani.»