Pocket

«Sappi che ho un bruttissimo carattere.»
«Anche io non ho un bel carattere, potremmo trovarci. Al massimo si fa a botte. Ma non me ne dare troppe.»
«Io faccio boxe. Ti insegno. Fai l’allievo.»
«Non sarebbe male essere atterrato da te. Quanto sei alta?»
«1.60»
Lui sorrise. Poi le rispose divertito: «Formato pocket, altro che atterrare, entri in tasca.»

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Essere Noi

E chissà se ogni tanto ti ritorno in mente.
Chissà se ogni tanto mi pensi.
Se pensi, almeno a volte, che questa storia,
la nostra, non doveva finire.
Chissà se ti capita di svegliarti in piena notte,
con un vuoto sul cuore,
chiedendoti come sarebbe andata se avessimo resistito,
invece di mollare la presa.
Se oggi saremmo ancora Noi,
a guardarci negli occhi e sorridere,
e a parlare così, con gli occhi,
come facevamo sempre.
E a prenderci in giro, giocando,
come facevamo sempre.
Magari tra alti e bassi, certo.
Però, ad essere Noi.

Giorno 6

Una candelina per ogni nostro errore,
per ogni parola detta di troppo
e per altre dette troppo poco.
Una candelina per ogni spesa fatta insieme,
per ogni piatto cucinato,
per ogni tavolo apparecchiato.
E poi un’altra,
per ogni broncio e per ogni silenzio,
per ogni sorriso e ogni risata.
Un’altra ancora,
per ogni difetto sopportato,
per ogni problema superato,
per ogni distanza colmata.
Una candelina per ogni promessa,
per ogni speranza,
per ogni ricordo bello che batte il male.
Un’ultima per ogni forza che c’è mancata,
per ogni terza persona ascoltata

che si è messa in mezzo quando ci ha trovati
fragili e arrabbiati.
E quindi sono sei le candeline,
come il tuo giorno ed anche il mio.
E chiamarsi fa paura. Nel doverci dire troppo
e nel finire a dirci niente.
Per poi scoprire che non siamo più noi.
E allora, impauriti, ci accontentiamo dei ricordi.
Soffia su ogni candelina,
sorridi ad ogni torta e ad ogni sorpresa.
Anche se non è mia. Che io sono qui e tu sei lì.
Anche se non so dove. Ma, ovunque sia,
stasera esprimi un desiderio, e poi soffia.

Un colpo di scena

Forse per poter ancora credere nelle cose
ciò che manca è il colpo di scena.
Qualcosa che ti rivoluzioni i piani,
che ti sconvolga i programmi,
che ti faccia riprendere a respirare
dopo aver trattenuto il respiro per un po’.
Un colpo di scena.
Un incontro casuale.
Una telefonata inaspettata.
Un sorriso che ti spunta dal cuore,
che ti distragga un attimo i pensieri.
Che tu, per un attimo, i pensieri possa non ricordarli più.

Lasciarti andare

Ieri mattina ho avuto paura. Paura di dimenticarti.
Per un attimo non ricordavo più in maniera nitida i nostri ricordi, forse li ho sentiti troppo lontani.
Per un attimo il tempo passato ad aspettare il nostro secondo tempo mi è sembrato inutile, sprecato… perché ho sentito il nulla da stringere nel presente. E di stringere il passato ho paura di non riuscirci più.
Ieri ho sentito una sensazione strana. Come se tu non ci fossi più nella mia vita. Come se non ci fossimo più Noi.
Sì, lo so cosa stai pensando… che già non ci sei più nella mia vita da un po’, che ormai nemmeno Noi ci siamo più da un po’.
Ma vedi… quando ci si ama ancora, poco importa se non si sta più insieme, si è sempre presenti l’uno nella vita dell’altro.
Come quando c’eri in ogni cosa che facevo o dicevo. In ogni sorriso comparso in quel luogo che era stato nostro, in quel modo di fare che era il tuo, in quel piccolo segnale causale del giorno che mi riportava a te.
Ieri mattina ho avuto paura. Di colpo. Di dimenticare il suono della tua voce. Di dimenticare i tuoi gesti. I tuoi movimenti. I tuoi tratti.
Ho avuto paura di dimenticare i nostri sorrisi appena salita in macchina, anche quando era tempesta fra noi. Perché lo sai, me lo dicevi sempre, che il bello era questo… che bastava uno sguardo per ritrovare la strada che portava a Noi. Ho avuto paura di dimenticare i tuoi occhi. Quelli che mi avevano fatta innamorare di te, seduto sulla staccionata ad aspettarmi, la sera del nostro primo appuntamento. Perché è lì che ci siamo innamorati. Subito. Con uno sguardo. E poi un altro. E un altro ancora.
Certo è strano. Non è passato poi molto. Non da dimenticare tutto questo.
Qualcuno dice che sia un meccanismo automatico di difesa: pur di non sentire più la tua mancanza, che ormai non mi faceva respirare, sto cominciando, senza deciderlo, a non ricordare più nulla.
Non ricordo più nemmeno se ci siamo amati davvero, se ci siamo stati davvero, se siamo esistiti davvero.
Faceva caldo, era estate… c’eravamo io e tu, Noi, e la serenità che ci faceva stare bene, la felicità che meritavamo. C’eravamo, oppure no?
Non ricordo… comincia a sbiadire tutto…
Forse la vita mi sta dicendo che sì, è arrivato il momento di lasciarti andare.