Lo sai?

Sai quando è stata la prima volta che mi sono davvero interrogata su chi fossi per me? Quando eravamo insieme, in mezzo agli altri, e mi voltavo sempre verso di te per cercarti con lo sguardo.
L’altro giorno ho pensato alle prime volte che provavamo a conoscerci, alle prime parole scambiate. Mi piaceva come parlavi, le cose che sapevi, quelle che dicevi. Altre cose non le sopportavo già, però erano di meno. O forse erano di più ma sempre troppo poche di fronte all’Amore. Perché di amore si trattava. Anche quando mi imponevo di non ammetterlo.
E sai un’altra cosa che mi aveva fatto capire quanto contassi per me? Quando ero in piedi accanto a te e speravo ti avvicinassi a me. Ancora me la ricordo la prima volta che goffamente mi hai abbracciata, la prima volta che tra l’imbarazzo e la paura mi hai stretta a te. E lì, altra cosa che mi ha dato da pensare. Perché io non amo il contatto umano, sono difficile. Eppure il tuo non mi aveva dato fastidio, ci stavo bene.

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Non smettere di lottare

Un padre che lotta per sua figlia
avrà sempre il mio rispetto.
Quando ti conobbi fu la mia
promessa del primo giorno:
farò sempre un passo indietro

di fronte a lei.

Ma non ti avevo detto che con lei
intendevo anche l’amore per lei.
Per questo resto qui, in silenzio.
Perché lo so che sei ancora
dentro la battaglia.
Anche se lo so che non c’è guerra che tu non riuscirai a vincere.
Che non c’è limite d’amore
che ti potrà fermare.

Un padre che lotta per sua figlia
avrà sempre il mio rispetto.
Proprio perché io figlia
non lo sono stata.
Proprio perché il mio padre

non lo è stato.
Per questo so perché io sono qui e tu sei lì.

E forse meglio così.

Io ti tengo tra le mie braccia
da lontano, e se chiudi gli occhi puoi sentirmi.
Ti tengo come riusciva a rasserenarti:
la tua testa sulle mie gambe,
gli abbracci stretti sul divano,
la mano mentre guidi,
e cuore su cuore la notte.